Un bambino entra in un negozio di caramelle. Si guarda intorno e capisce che la scelta è davvero troppa. Ogni consistenza e ogni colore lo attirano come calamite e le sue papille si attivano come attraversate da una corrente elettrica. Al contempo, sa bene che non può comprare tutto quel che desidera: ha un budget limitato e non vuole che il suo stomaco rigetti tanta ricchezza. Cosa fare, dunque? Prendere un sacchetto di cartone e riempirlo con il dolcetto più invitante? Oppure raggranellare un po’ di tutto, così da avere più sapori da esplorare e più sensazioni da vivere?
Un bambino reale potrebbe comportarsi in maniera imprevedibile e decidere, addirittura, di rinunciare alle caramelle per comprare altro. Il bambino fittizio dell’introduzione, invece, decide di optare per la seconda opzione. L’idea di limitarsi a un solo gusto non lo soddisfa pienamente. Non che strafogarsi di piccole bottiglie zuccherate di Coca Cola sia un’attività spiacevole, ma non capisce per quale motivo dovrebbe rinunciare anche al vermicello al lampone, alla fragola candita, alla gomma da masticare grande quanto il suo pollice e alla rotella di liquirizia tanto aborrita dai suoi compagni di scuola. Il suo non capire lo porta a elaborare un piano efficace per quanto semplice: sperimenta. In mancanza di dati cerca di ottenerne di nuovi. Poco importa che sappia già quale sia la sua caramella preferita, ha mantenuto intatto l’istinto animale di lasciarsi sorprendere. Ebbene sì, questo bambino immaginario, benché ancora incapace di formulare pensieri troppo complessi, mette in pratica ciò che gli adulti, spesso e volentieri, ignorano coscienziosamente. Per lui non valgono concettualizzazioni astratte come la comfort zone, l’eco-chamber e l’avversione al rischio; applica il criterio più antico del mondo: il principio del piacere. Prova piacere nella scoperta. Una gioia priva di censure, genuina e spontanea. Un’esaltazione povera di sensi di colpa e di vergogna. Possiede poche coordinate, eppure gli bastano. Se, durante il tragitto di ritorno, dovesse sentirsi poco bene saprà di aver esagerato. Se si sentisse deluso dalle incognite continuerebbe la sua ricerca. Che adorabile piccolo dandy abbiamo tra le mani.
Più è ricca la selezione e maggiore sarà la libertà di scelta. In parte è vero, a dimostrazione del fatto che non ci vestiamo tutti con gli stessi indumenti e non mangiamo tutti le stesse cose, e in parte è falso, è ormai una nozione sociologica molto discussa quella che porta alla “paralisi da troppe alternative”. Ciononostante, la varietà sembra una virtù da salvaguardare sotto il profilo artistico. Senza scomodare la variatio di Sallustio, Tacito e Seneca e la docta varietas di Poliziano, è possibile affermare che l’arte viene arricchita dai diversi strumenti che la formano. Sono questi stratagemmi d’ogni tipo: dal pennello del pittore allo scalpello dello scultore, dal dripping di Pollock alla scarnificazione del verso di Ungaretti, dal pastiche linguistico di Gadda ai preziosismi barocchi di Borromini. Conoscerli non è un mero sfoggio di accademismo e di formalismo, così come conoscere le principali sequenze di un testo, o le figure retoriche di una poesia, non obbliga uno scrittore a comporre dei testi artificiosi, vacui e ornamentali. Se il discorso venisse spostato in un altro ambito il dubbio non sussisterebbe. Anzi, è possibile evidenziare come sia un pregiudizio che appartiene alle discipline umanistico-artistiche.
Scomodiamo nuovamente il bambino dell’inizio. Facciamo finta che sia cresciuto (ah, i miracoli della scrittura!) e che abbia deciso di intraprendere il mestiere del muratore. Una scelta coscienziosa, ai nostri giorni addirittura coraggiosa. Cosa dovrà fare per essere assunto e per mantenere il suo posto di lavoro? Conoscere gli strumenti del mestiere, saperli adoperare e, in caso di necessità, arrabattarsi. Fare di necessità virtù. Questa capacità, che va di moda definire problem solving, non è connaturata nell’essere umano ma va coltivata nel tempo. Più materiale si accumula nella propria scatola cranica, più sarà possibile allacciare i concetti in una fitta rete di collegamenti. Per i pignoli specifico che “materiale accumulato” è solo un’espressione ironica, siamo tutti d’accordo che la conoscenza non deve avere un valore esclusivamente sedimentario-depositario ma essere tuttalpiù autentica e quindi in grado di diventare prassi all’interno di un compito di realtà. Forse il pignolo sono io a sentire il dovere di districare simili diatribe, ma in quanto schiccheralettere mi sento in dovere di non essere colto in fallo.
Il nostro bambino, ormai adulto, ha scoperto empiricamente che più ne sa e più è padrone della situazione. Più è padrone della situazione e più viene percepito come affidabile. Più viene percepito come affidabile e più viene contattato per svolgere ulteriori lavori. Sembra quasi un’applicazione pratica del rasoio di Occam. Questo adulto è sul binario unico della quantità e della qualità.
E se avesse deciso di fare l’elettricista, l’avvocato, il giudice della corte costituzionale, il meccanico, il contadino, il docente di sostegno, lo spazzacamino o il gattista delle nevi? Non sarebbe cambiato alcunché. Più avrebbe accresciuto gli strumenti a sua disposizione e più sarebbe stato in grado di gestire le situazioni che la vita gli avrebbe posto innanzi.
Nessuno, mi auguro, si sarebbe sentito in dovere di dirgli qualcosa come: sei proprio un muratore formalista!
Nel campo della creazione artistica quanto affermato per gli altri mestieri è valido. Più sarà ricca la tavolozza del pittore e più saranno profondi e sfaccettati i suoi quadri. Più sarà vasta la libreria personale di uno scrittore e più possibilità avrà di creare qualcosa di davvero impressionante. Ciò implica una corrispondenza matematica? Certo che no! Si può comporre un capolavoro anche seguendo solo i dettami dell’ispirazione e dell’intuizione. Chiedo però a tutti di fare un esercizio di onestà: come può tradursi al meglio un’idea geniale se incapace di assumere una forma? Ho un’ultima domanda che pavidamente sfrutterò come chiusura.
Perché desiderare che l’arte si conformi alle nostre aspettative se è, per sua stessa natura, espressione del multiforme?
Perché bollare come scadente tutto ciò che si discosta dalla norma?
Il bambino poi adulto e infine anziano domanderebbe: ma il mondo non era bello perché vario?
Photo by Luis Aguila





Lascia un commento