Racconto di Francesco Busi

1

– Marco, mi dai un passaggio a fine turno? Magari ti offro una birra alla Wührer… ti devo chiedere una cosa. –

– Clara mi ha detto che ha un fidanzato ma secondo me non è vero. –
– Non ne ho idea. È molto impegnata con i nuovi esami. È sempre lì che lavora con il medico, non con noi che facciamo routine. Non viene mai nessuno a prenderla dopo il lavoro. –
– Sì, ma a te cosa interessa se ha un fidanzato? Saranno affari suoi, magari si vedono più tardi. So che vive da sola, magari si vedono a casa sua inoltre non mi sembra faccia una vita monacale. È una che va a teatro, ai concerti. Anche alle cene di laboratorio, quelle offerte dalle ditte farmaceutiche, c’è sempre. –
– Può essere. Comunque… –
– Come quella volta che abbiamo costretto il dottor Giordani a invitarci a cena a casa sua. Tu non eri stato ancora assunto. Pensa, Giordani diceva che i suoi genitori avevano una casa con piscina a Villa di Salò, ma un buco. Sai come parla lui. Diceva. Non vale la pena di farci il bagno; non si riesce nemmeno a nuotare. Fatto sta che mentre teneva d’occhio le braci per le salamine, Giorgio lo incalzava, questo sarebbe un buco! Fai conto che il salone era almeno quindici metri, con le travi a vista e una grande vetrata che permetteva di vedere sia la piscina appena fuori e il lago di Garda. Il buco, capito? E non ti dico il resto. Il tavolo era apparecchiato di tutto punto, con dei cesti pieni di frutta che hanno fatto impallidire le pesche e l’uva che avevamo comprato noi e che ci siamo affrettati a nascondere. Anche il grana, il gorgonzola, mica erano delle fette, nossignore: mezze forme! Le bottiglie di vino erano pronte sia di vino bianco, mosso, nei contenitori con il ghiaccio e anche di vino rosso per accompagnare la grigliata. E, non contento, al momento poi del caffè, il dottore ha aperto un armadio pieno di bottiglie di liquori per chi voleva correggere il caffè oppure metterci il rimorchio. –
– Marco, mi spieghi perché mi stai raccontando… –
– Poi qualcuno ha perfino proposto di fare il bagno nudi. Siamo stati salvati dal temporale. Altro giro? –
– Piccola per me. –
– Due medie! Comunque, torniamo al discorso della Clara. Perché tutta la menata della cena da Giordani? Perché quella sera poi ci siamo messi a ballare. E lo sai, si vede quando una lo sa fare e quando è lì che si muove come una cimice ribaltata. Lei sapeva farsi stringere da chi le piaceva e sapeva tenere le braccia rigide per tenere a distanza chi voleva tenere a distanza. –
– Cin. –
– Ma poi, ti sei accorto che Clara ha almeno venti anni in meno di te. Sì?
– Embè? –
– Embè?! –
– Mi sono innamorato e credo che anche lei… Non lo vuole ammettere per paura delle chiacchiere da ospedale, ma insomma. –
– Una dottoressa appena specializzata che si mette con un ausiliario più vecchio di lei. In effetti potresti avere ragione. –
– Certo che ho ragione! –
– Sì, hai ragione a essere scemo, però. Facciamo così. Tu che sei in reparto con lei tieni d’occhio i movimenti e fra una settimana mi dirai se non ho ragione. –
– Ok, capo. –

2

– L’ho tenuta d’occhio. Le interessi come l’olio all’acqua. Mi spieghi dove diavolo vedi che è innamorata di te? –
– Certo, te lo dico subito. –
– Spara. –
– Ci siamo trovati sul pulmino e io mi sono avvicinato per salutarla ma senza nessun’altra intenzione. Lei nel vedermi mi ha fatto un grande sorriso e allora mi sono avvicinato di più. Casualmente… –
– Casualmente. Pinocchio! –
– Casualmente, sì. Casualmente, dicevo, la mia mano, nel sostenermi alla barra in alto del pulmino ha sfiorato la sua e lei è diventata tutta rossa e non l’ha mica tolta la sua. Sei ancora buono a fare uno più uno? –
– Ma sei sicuro che fosse arrossita per amore e non, che so, perché la stavi scocciando? –
– No. No. Giuro. Era emozionata. –
– Giacomo, io credo che tu ti stia facendo dei film. Non per essere classista, ma voi due fate parte di due mondi diversi. Guarda come si veste, che interessi ha. Tu andresti ai concerti di Zucchero o della PFM o a teatro? –
– Beh, perché no? –
– Figa, perché per te Aspettando Godot è un film porno! Guarda che una così, non puoi portarla all’osteria a giocare a tresette o ciapa no. Anche ammesso che si sia presa una cotta, cosa che io non credo, ma ammettiamo che sia successo, al massimo te la porti a letto un paio di volte. Ma non stare a pensare futuri insieme. –
– Marco, così mi offendi. Ti sembro uno in cerca di una scopata qualsiasi. La faccenda qui è: io sono innamorato di lei e, sono quasi certo, lei di me. Cerca di essere serio e capire. –
– E allora dimmi: l’hai già invitata a bere qualcosa, o a un cinema? Cosa ti ha detto? –
– Tre settimane fa l’ho aspettata e l’ho invitata ma ha detto che quella sera non poteva, ma non ha detto di no. Poi non c’è stata più l’occasione. Da quando il Dott. Bruni le ha cambiato l’orario, non ho più avuto occasione di avvicinarla da sola. –
– Giacomo, Clara esce dal lavoro almeno due ore dopo di te. Sei stato lì ad aspettarla la sera? –
– Per amore… –
– Ascoltami bene. Parliamo della tua casa nuova. L’hai sognata tanto. Ormai sei a buon punto, no? Perché non ti dedichi a quella piuttosto che a una storia impossibile. –
– Impossibile… –
– Scusa se sono brutale ma credo che ti stai facendo illusioni inutilmente. Se fosse innamorata come dici tu avrebbe già trovato il modo di fartelo capire. –
– E infatti l’ha trovato. Nella sala lavandino, quando siamo soli, mi accarezza le mani. Solo che non è capace di andare oltre. E io non insisto per non metterla in cattiva luce prima che abbiamo chiarito la nostra situazione. –
– Ti accarezza le mani? –
– La situazione è che io voglio bene solo a lei. Sai la Genni? Ieri avevo finito presto il lavaggio delle provette. Lei è entrata e passandomi vicino mi si è strusciata contro. Secondo te l’ho calcolata? Nemmeno uno sguardo. Le evito tutte le mie colleghe. Anche quando fanno crocchio, quando preparano le provette con l’anticoagulante, e ci mettono una vita perché intanto sono lì a commentare che tizio se la fila con quella; quest’altra se la fila con Caio. Io me ne sto bello distante. Di certo mi chiederebbero di me e Clara. Sai come la sputtanerebbero, poi? Che si guardino loro! Cagnacce. Una è mal maritata, l’altra è divorziata. E poi Benito. Sempre con L’Unità in tasca a raccontare della sua famiglia di partigiani. Però si chiama Benito. –
– Giacomo, guarda che sei arrivato. –
– Già. –
– Senti, riposati domani e domenica e valuta quello che ti ho detto. Vai a dare un’occhiata al cantiere, altrimenti non la finisci mai quella casa. Credimi. –

3

– Scusa Marco, tu sei molto amico di Giacomo, giusto? –
– Ciao Clara. Come stai? –
– Puoi dirgli di lasciarmi in pace, per favore? Certe sere mi aspetta fuori dal laboratorio, altre volte mi telefona a casa. Non so come abbia fatto ad avere il mio numero. –
– Come vuoi che abbia fatto. Sarà andato in segreteria dove ci sono tutti i numeri di telefono che abbiamo depositato per le guardie notturne. –
– Scusa, ti sembra normale? –
– E poi, va bene, tu mi dici che non ti lascia in pace, ma lui dice che tu accetti volentieri la sua corte. –
– Ma Marco, come fai a credere una cosa del genere. Ma lo vedi? Dai. Non dico che sia cattivo, anzi, si vede che è un buono, ma… Insomma, scusa la franchezza, ma penso di potermi permettere qualcuno un po’ più bello di lui con quel muso da pugile suonato. –
– Eppure lui dice che tu non ti lasci andare a questa storia d’amore per paura della differenza di età. –
– Senti, ti dico una cosa per farti capire come sono. Ti prego però di tenerla per te. Ho avuto una storia con una persona molto più grande di me, un medico. Un uomo affascinante, colto. Insomma, non c’era solo il sesso, si parlava di tante cose, avevamo tanti interessi in comune. Lo sapevo che la nostra storia non avrebbe avuto futuro perché lui era sposato e con due figlie. Però, capiscimi, era una cosa possibile da vivere. Poi lui ha accettato il trasferimento in un’altra città e la nostra storia è finita. È una storia che mi ha fatto soffrire molto e c’è voluto tempo per dimenticarlo e lo studio mi ha aiutato. Con Giacomo, di cosa vuoi che parli? Lo seguo a giocare alla morra? Francamente, io ho bisogno di una persona di altro genere. Piuttosto sto sola. –
– Va bene, venerdì, quando lo accompagno a casa, ci parlo ma temo che sarà difficile fargli capire che tu non ne vuoi sapere. Probabilmente tu gli hai dato modo di pensare che ti piaceva. Sei stata tu che sul pulmino gli hai dato modo di incoraggiarlo. –
– Ma come fa a dire una cosa del genere! Scusa se mi scaldo… L’ho salutato, è uno che lavora qui, ma non mi sarei mai immaginata che scambiasse la mia educazione come un incoraggiamento. Io ero in piedi e mi tenevo alla barra quando lui è salito. Si è avvicinato dopo il mio saluto e, quasi per sbaglio ha messo la sua mano sulla mia. Pensavo che la togliesse subito e invece è rimasto li fermo. Io l’ho guardato sorpresa e lui mi ha sorriso. Io mi sono guardata in giro sperando che qualcuno stesse osservando e intervenisse, ma nessuno sembrava essersi accorto di cosa stava succedendo, oppure facevano tutti finta di niente. A quel punto ho dato uno strattone e mi sono avvicinata alla portiera e ho suonato il campanello per scendere. Sono scesa una fermata prima dell’ospedale per togliermi da quella situazione imbarazzante. Quale incoraggiarlo e incoraggiarlo? Lui sa benissimo che lo ha fatto apposta e non capisco da quando abbia cominciato a immaginare che accettassi la sua corte, se vogliamo chiamare corte le cose che fa. –
– E al lavandino? –
– È lui che una volta mi ha preso le mani fra le sue mentre stavo ritirando dei becker e io mi sono subito divincolata. Gli ho anche detto che sono fidanzata ma non è servito a nulla. Mi sono fatta accompagnare da un mio collega di università facendomi vedere abbracciata a lui. Te lo dico sincera, non voglio andare dai carabinieri, ma se continua così credo che non mi resti altra soluzione. –
– Hai ragione. Senti, ci parlo io. Vedrai che capisce. –

– Scusa Marco, cosa ti ha detto Clara? Ho visto che stavate parlando mentre eravate al microscopico. –
– Ne parliamo questa sera, però devi ascoltare quello che ti dico. –

– Non le piaci. Mi ha detto che non le piaci. Non le piace il tuo viso. Scusa la franchezza ma mi ha detto che se non la smetti chiama i carabinieri. Non so cosa sia successo tra di voi ma state raccontando due cose molto diverse.
– Mio fratello è molto più bello di me e anche i suoi figli. Lui ha preso tutto da mia madre mentre io assomiglio di più a mio padre, ma anch’io ho avuto le mie storie e non vedo perché una donna non si possa innamorare di me. È per il naso? Avevo dieci anni, stavo trasportando un sacco di farina, sono inciampato e sono caduto in avanti ed il sacco di farina mi è caduto sul collo schiacciandomi con la faccia a terra. Non può mica essere una condanna. –
– Hai capito quello che ti ho detto? –
– Sai cosa ha fatto mio papà? Il giorno dopo è andato dal padrone della forneria a dirgli che sarei stato a casa per qualche giorno e poi avrei detto solo che ero caduto a casa, così non avrebbe avuto grane e non mi avrebbe mandato via. Hai capito come erano i padri e padroni di allora? Capisci perché sono diventato comunista; che anche qui partecipo a tutti gli scioperi. Mica come gli altri che, piuttosto di perdere una giornata di paga, segnano una giornata di ferie. –
– Ecco allora vedila così: tu e Clara non potete stare insieme perché lei di certo non è comunista come te. Siete troppo diversi… –
– Questo lo so, ma l’amore supera le classi sociali. –
– Tu sei disposto a superare le classi sociali e forse anche lei ma non con te. –
– Mh. Ho capito, devo lasciarla in pace eppure… –
– Niente, eppure, Giacomo. –
– Quello che leggo nei suoi occhi….  Non mi sbaglio. –

5

– Come mai cambi orario per la mensa? Sei sempre stato fra i primi; ti mettevi in fila assieme agli idraulici. –
– Mi sono stufato di mettermi in fila sempre con le stesse persone e poi mi scoccia sentire certi discorsi. Da quando si è messo in politica Berlusconi, si sono messi a fare certi discorsi come se si fossero arricchiti tutti di colpo. –
– È vero sembrano tutti un po’ rincoglioniti. Credo però che non sia questo il motivo. Hai cominciato questa cosa da quando Clara ha vinto il concorso di medico ed è andata a lavorare al Centro Trasfusionale. –
– Posso almeno vederla, o è vietato anche questo? –

6

– Vendo la casa ai miei nipoti. –
– Ma ti sei ammattito? La casa in cui abiti ha bisogno di una ristrutturazione importante. Ti costa meno finire quella nuova che ristrutturare quella vecchia e poi dove vai ad abitare mentre ci sono i lavori. –
– Non è poi così vecchia. Cambio la vecchia stufa con una nuova. Metto una stufa a cherosene nella camera e faccio sistemare il bagno con uno scaldabagno che funzioni anche a legna così avrò sia l’acqua calda che la stanzetta da bagno calda. –
– Pensavo che tu non avessi il bagno visto che tutti i venerdì fai la doccia in laboratorio. –
– Ce l’ho ma la stanza è fredda e quindi preferisco sfruttare la doccia del laboratorio, tanto il venerdì c’è molto meno lavoro e ho tempo per farmi una bella doccia prima di uscire con te. A proposito, tu ti lavi prima la testa o il corpo? –
– Che domanda è? Comunque mi lavo prima la testa, ma è la stessa cosa, l’importante è lavarsi. –
– Eh no. Se mi lavo il corpo prima, poi quando mi lavo la testa, lo sporco cade sul corpo e poi devo lavarmi di nuovo. Se mi lavo prima la testa, poi quando mi lavo il corpo rimango con la testa bagnata tutto il tempo. –
– Ma quanto tempo impieghi per farti una doccia se hai paura di prenderti un malanno restando con la testa bagnata mentre ti lavi il corpo? –
– Beh, si, un po’, mi piace godermi la doccia. –
– E non puoi farti un bel bagno nella casa nuova, invece che venderla ai tuoi nipoti? –
– Non vorrei fare qualche stupidaggine. –
– Cosa significa fare una stupidaggine? Devi solo continuare con i lavori e finirla come vuoi. –
– Non vorrei fare un colpo di testa e regalare la casa a Clara purché… anche non per sempre. –
– Ma Giacomo cosa stai dicendo; credi che Clara si lasci comperare per una casa. Le hai detto questa cosa? –
– No, non le ho detto niente ma sono tormentato da questa idea e preferisco vendere la casa ai miei nipoti piuttosto che ritrovarmi senza niente. –
– Poi che cosa ne fai dei soldi. È più facile sperperare i soldi che regalare una casa. –
– La casa però era il mio sogno. Il terreno l’ho comprato  grazie all’eredità e i sacrifici dei miei genitori. È giusto che rimanga in famiglia. –

7

– Ciao Giacomo, ti trovo bene. Certo che l’hai passata proprio bella, o brutta. –
– Ero lì, nel box del lavaggio e ad un tratto è diventato tutto nero. Fortunatamente una mia collega mi ha visto che stavo male, mi ha fatto sedere e ha chiamato il medico. Sai cos’era? Diabete; non sapevo di essere diabetico. –
– Porca boia, che colpo. –
– Sì, ma ti devo dire una cosa più importante. Ieri ho visto Clara. –
– Ancora?! –
– È venuta a trovarmi, anche se ha fatto finta di niente. Ha sbirciato dentro la stanza ma quando si è accorta che l’avevo vista si è ritirata ed è andata nel box delle infermiere per chiedere delle informazioni su di me. –
– Giacomo mi fa piacere che lei abbia visto che stai bene, ma guarda che Clara va nei reparti per visitare dei pazienti che dovranno subire degli interventi chirurgici o che sono anemici. –
– Mi sono alzato e mi sono messo sulla porta della stanza per vedere se andava a visitare qualcuno, ma lei come è uscita dal box, si è allontanata dal reparto. Ha chiesto di me e se ne è andata. Te l’ho sempre detto che mi vuole bene anche se non ha il coraggio… –
– Dimmi della tua salute. Cosa ti danno a pranzo per la tua dieta? –
– Una minestrina, una fettina di carne con il purè e poi una mela. Però una bella mela. Niente alcool. –
– Che dieta da sogno! –

8

– Dobbiamo cambiare il regolamento del calcio scommesse, o almeno raddoppiare l’importo da mille lire a duemila lire. La Juve ha vinto il campionato. Ha perso pochissime partite. Non abbiamo raccolto nemmeno i soldi per una cena. Praticamente mettendo assieme i tifosi di Milan, Inter, Brescia, Fiorentina, Sampdoria, siamo uguali ai tifosi della Juve. Se questa non perde, raccogliamo pochissimi soldi. Però non tutti i campionati possono andare bene agli juventini. Le squadre si sono rafforzate. Perderanno anche loro qualche partita e così le cene “gratuite” aumenteranno durante il corso del campionato per la gioia di tutto il gruppo. –
– Ma tu come farai a rispettare la tua dieta? –
– Per qualche cena all’anno. –

9

– Vado in pensione. Sono stato in amministrazione. In pratica, ora che ho raggiunto il massimo, con i miei quarant’anni di anzianità vengo a lavorare per nulla. Calcolando l’ottanta per cento dello stipendio ma con una diminuzione delle trattenute perché non devo più pagare i contributi, finisce che la mia pensione è uguale allo stipendio.  Calcolando poi l’abbonamento del pulmino, le scommesse per il calcio e poi le due birre alla settimana che ci beviamo assieme finisce che divento ricco. –
– Sì, le due birre. Sono questi soldi che ti hanno portato sull’orlo del fallimento. –

10

– Chi ti ha detto che è morto Giacomo? –
– L’infermiere, sai quello che abita vicino a lui. Oggi è di turno nel pomeriggio. L’ho incrociato nel corridoio, stava venendo in laboratorio per avvisarci. Dice che questa mattina lo ha visto scendere lentamente le scale della camera e alla fine si è accasciato a terra. È accorso per soccorrerlo. Gli  ha toccato il polso ma non lo ha sentito. Ha gridato alla moglie di chiamare l’ambulanza mentre lui gli faceva un massaggio cardiaco. Quando è arrivata l’ambulanza hanno cercato anche loro di rianimarlo, ma non si è ripreso più. –
– Andiamo al funerale domani. Verranno sicuramente anche Angelo e Mario. –
– Marco, fermati alla prima osteria, dobbiamo dare il saluto a Giacomo. –
– Il buon viaggio per questa nuova avventura che deve affrontare da solo. –
– Senti, ma… perché hai detto “Clara” a bassa voce mentre eravamo in chiesa? Ti ho sentito bene anche se poi hai detto che ti eri sbagliato. –
– Mah. Mentre stavano girando la bara per uscire dalla chiesa mi sono girato anch’io e ho visto, o mi è sembrato di vedere di sfuggita una donna di spalle che aveva in testa un foulard. Il foulard della Techicon; quello che davano come omaggio alla fine dei corsi che facevamo a Roma nel giorno finale sulle nuove apparecchiature. Cravatta per i maschi, foulard per le femmine. Lei era l’unica donna del nostro laboratorio che ha frequentato questi corsi e questi foulard non sono in vendita. Fuori dalla chiesa mi sono guardato in giro se la vedevo. O mi sono sbagliato o se ne era già andata. –
– Certo che quella sbandata che si era preso per Clara lo ha fatto soffrire molto. –
– Come fai a sapere di questa storia; pensavo che si fosse confidato solo con me. –
– Figurati, me ne ha parlato più di una volta. Sai, siamo vicini di casa con Clara. Io conoscevo i suoi genitori. Clara è stata la catechista di mia figlia; poi quando è morta anche la sua mamma si è avvicinata ancora di più alla religione e al gruppo dei catecumeni. Giacomo lo sapeva e molte volte buttava lì una frase. È ancora la catechista di tua figlia? Vanno con l’oratorio alle funzioni nel duomo di Brescia? Poi addirittura quando la nostra parrocchia organizzò un pellegrinaggio a Roma, mi chiese un sacco di informazioni su quel viaggio. Credo che l’abbia tormentata un po’. –
– Certo che se era lei, possiamo interpretare la cosa in modi molto diversi. Un atto di cristiana pietà per un fratello che involontariamente aveva fatto soffrire. –
– Oppure? –
– Oppure aveva ragione Giacomo. Lei non è stata in grado di vivere questa storia d’amore. –

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Photo by Adam Wilson

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