È davvero utile conoscere a fondo le regole che sottendono la scrittura? Si può davvero imparare a scrivere allenandosi a sfruttare una tecnica oppure rispettando un formulario che ricorda più il manuale di algebra che una raccolta antologica di racconti?
La risposta è sì. In Italia la diegesi, la narratologia e la scrittura creativa non sono discipline incentivate. Non è necessario discutere qui del perché, sta di fatto che trovare in un corso universitario un esame di scrittura creativa è sinonimo di coraggio organizzativo oppure delle vedute piuttosto aperte di un rettore dalla vista lunga. Tuttavia, ciò basta per trasformare un individuo in un grande scrittore, giornalista, saggista o polemista? No. Queste discipline forniscono degli strumenti aggiuntivi. I loro insegnamenti sono aiuti, tracce, orme da seguire per migliorare sempre di più. Bisogna anche affermare un altro concetto: la forma di scrittura perfetta non esiste. Reputarsi i detentori dello stile supremo è sciocco quanto provare a catturare il vento in un barattolo di vetro. La scrittura è, al pari di tante altre forme di artigianato, un’attività in divenire che non conosce punti d’arresto. Quel che si cristallizza, di solito, artisticamente appassisce. La stasi è involuzione nella misura in cui rifiuta cambiamenti, ripensamenti e nuovi punti di vista. Dichiararsi pienamente soddisfatti del proprio lavoro è come accettare che non si potrà mai fare più di quello che già si è fatto. Questo è un pensiero pericoloso e autoritario. Ciò non significa che bisogna strapparsi i capelli per una virgola fuori posto, bensì che un margine di miglioramento, un dubbio pur microscopico, va salvaguardato per rimanere ben ancorati a terra.
Il testo breve si differenzia dal testo complesso, definito tema negli istituti scolastici, per via della lunghezza, della completezza e del grado di approfondimento. Il tema è un testo composto da più paragrafi, prevede l’utilizzo di stili alle volte diversi e discordanti e richiede una qualità di gestione dello spazio e delle informazioni ragguardevole. Il suo scheletro è simile a quello del testo breve, tuttavia le sue parti (introduzione, svolgimento e conclusione) sono meglio definite e sviluppate. Durante la scrittura di un tema si possono sfruttare diverse tecniche per organizzare il lavoro. Quando si ha bene in mente l’argomento centrale è possibile scrivere un elenco spontaneo di idee, quindi sommando spunti istintivi sulla carta, ancora sprovvisti di connettivi e legami logico-sintattici, oppure scrivere di getto, attraverso la scrittura immediata, interi periodi. Nel primo caso si otterrà una porzione di testo composta da spunti affastellati gli uni sugli altri da ordinare con calma, nel secondo, invece, interi paragrafi semi-definitivi andranno corretti, legati e ampliati fino a quando la traccia iniziale non verrà soddisfatta. Prima di iniziare la stesura definitiva è utile raggruppare gli spunti salienti in una scaletta, ossia un’organizzazione interna numerata e provvista di tutti gli argomenti che andranno a costituire i paragrafi del tema.
Esistono diversi tipi di testi complessi. I principali sono narrativo-descrittivo, argomentativo, espositivo, relazione, articolo di giornale e saggio breve.
Il tema argomentativo e quello espositivo ricalcano le regole dei rispettivi testi brevi.
Il tema narrativo-descrittivo, oltre a coniugare assieme le caratteristiche delle due tipologie testuali di partenza, prevede un’attenzione maggiore nei confronti della trama e un uso più intensivo dei dialoghi. La macchina narrativa, definita diegesi, è più complessa e sfaccettata. La narrazione è suddivisibile in sequenze di tre tipi: statiche (all’interno delle quali la trama non procede), dinamiche (in cui, al contrario, gli eventi si mettono in moto) e miste. Queste stesse categorie si possono ulteriormente dividere in sequenze narrative (svolgimento di eventi), descrittive (rappresentazione di scenari), dialogiche (messa in scena di dialoghi) e riflessive (come, ad esempio, il monologo interiore del personaggio di un romanzo).
Dopo aver riconosciuto i mattoni che costituiscono una narrazione, fondamentali per costruire quello che viene definito il ritmo narrativo, è necessario conoscere la differenza tra la fabula e l’intreccio. La prima corrisponde allo svolgimento dei fatti in ordine cronologico (il nasce, cresce, corre di una nota pubblicità), mentre il secondo all’ordine che l’autore affida ai singoli eventi della sua storia. A volte, fabula e intreccio possono coincidere. Un racconto può prendere le mosse dalla nascita di un personaggio e svilupparsi rispettando l’ordine cronologico degli eventi fino a narrare la sua dipartita. Al contrario, lo stesso racconto può essere gestito ridisponendo gli eventi diversamente, quindi trattando prima della sua morte e, successivamente, della sua adolescenza. Questi spostamenti hanno lo scopo di catturare l’attenzione del lettore e di evidenziare determinate idee a discapito di altre. Se l’incipit presenta un moribondo getterà una luce diversa sulla vicenda quando il lettore capirà che si tratta del protagonista dell’opera. Inoltre, la lettura instaura un patto narrativo tra le parti in gioco: il lettore sa che in un libro non troverà mai la scansione minuto per minuto degli eventi della vita di un personaggio. Per questo bisogna distinguere il tempo del racconto (quello che si impiega per leggere una pagina oppure per raccontare un evento) e il tempo della storia (quello che trascorre nella finzione narrativa). Manipolare questi due elementi consente di imprimere un ritmo specifico alla narrazione. Nella scena, ad esempio, il tempo del racconto e quello della storia coincidono. Nel sommario, il tempo del racconto è minore rispetto a quello della storia, del resto è possibile sintetizzare dieci anni in un pugno di frasi azzeccate. Nell’ellissi, il tempo del racconto viene addirittura azzerato, in quanto manca la narrazione stessa di quel determinato lasso di tempo. Nell’analisi, invece, il tempo del racconto è maggiore di quello della storia poiché ci si sofferma su un avvenimento dilatando la lettura a discapito del tempo reale. Infine, nella pausa, è il tempo della storia a essere azzerato.
Da una parte ci sono le sequenze e dall’altra la fabula e l’intreccio. Dove vanno inserite queste tessere?
Il testo complesso narrativo-descrittivo segue, di norma, questo schema: antefatto (presentazione del setting e dei personaggi principali), situazione iniziale, esordio (episodio complicante che mette in moto gli eventi rompendo l’equilibrio iniziale), peripezie, spannung (momento di massima tensione) e scioglimento (o ricostruzione dell’equilibrio).
La ricetta è stata scritta sul taccuino. Gli elementi di base ci sono quasi tutti. Ma adesso, da dove iniziare? Come scagliare la prima pietra?
Ci sono infiniti metodi per farlo, l’importante è che siano memorabili o, quantomeno, significativi: inizio con una frase chiave, inizio in medias res (ossia nel mezzo degli eventi), dalla conclusione, con una battuta di dialogo oppure da un punto di vista inconsueto.
Photo by Piret Ilver





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