Una nuova fatica è conclusa. L’astro nascente di un libro novello e zecchino è ora disponibile per il vostro diletto. Si intitola Sciocche tutte queste congiunzioni (lo potete trovare su Amazon) ed è una raccolta di trenta racconti pensati, scritti e corretti di lima bulino dal giullare Aureliano che avete imparato a conoscere su queste sudate carte (non tanto perché ci si sia impegnato, più perché è estate e si sa, l’estate, soprattutto in città, è rovente). In queste pagine ha voluto profondere tutto sé stesso: il periodo peggiore della sua vita, le infinite sfide di un mondo complesso ma, al contempo, capace di donare perle di inestimabile bellezza e una visione forse sociale, forse politica, ma ben stretta nelle maglie di una narrazione pensata per intrattenere e non per insegnare. Terminiamo questa farsa della terza persona e torniamo alla prima, sebbene sia un’operazione centrale per entrare nel mood di tutta l’opera.

Così nel mio parlar voglio esser … sincero. Dismetto l’asprezza dantesca e mi offro al vostro sguardo con l’intento di applicare pochi filtri. Parto con il confessarvi una notizia futile, davvero perniciosa e ininfluente: il titolo, originariamente, sarebbe dovuto essere Tutte le mie sconfitte. Il motivo è presto detto. Quando ho iniziato a scrivere il primo racconto di questa antologia non ho pianificato una sua futura pubblicazione organica. Doveva essere una storia da presentare a un concorso letterario, di quelli di second’ordine, un po’ bistrattati dagli autori e dal pubblico e sostanzialmente noti solo agli organizzatori, alcuni loro parenti e a quegli esordienti come il sottoscritto che bazzicano il sottobosco della infinitesimale editoria italiana. Una volta terminata me ne sono sentito soddisfatto, oserei dire orgoglioso. Aveva uno stile diverso rispetto alle mie precedenti pubblicazioni: più schietto, diretto, largamente meno arzigogolato e solipsistico, amorevolmente diretto al pubblico e non solo alla schiera delle mie personalità potenziali (abitano tutte nella mia mente e, ovviamente, hanno una dimora personale e un carattere ben definito. Questo, ad esempio, è Giovenale. Sì, il poeta satirico latino, e rappresenta l’Indignazione. Fate ciao a Giovenale). L’idea era quella di allargare la platea dei miei scritti ma questo, lungi dall’essere solo una ricerca formale, mi ha portato a ragionare sulle motivazioni che mi hanno da sempre spinto a scrivere.
La scrittura, per me, ha molteplici significati e valori. È il mio daimon personale, un processo di auto-medicamento, un modo per affrontare quel che mi accade riflettendo pazientemente, un eletto canale d’espressione, una burla nei confronti di chi in me vedeva un intransigente pezzo di ghiaccio e tanto altro. Adesso, a queste figurine dell’album, si è aggiunto il desiderio-bisogno di entrare in contatto con il prossimo. Di tendere una mano a chi è disposto ad ascoltare e a offrire in cambio partecipazione, passione e un porto sicuro di scambi proficui. Una via per dar corpo a una voce al contempo timida e roboante.
Conseguentemente, dopo il primo ne sono venuti altri. Avevo una rubrica nella quale segnavo le scadenze dei concorsi, i possibili premi e le immancabili quote di partecipazione. Rompevo i maialini per raggranellare gli spiccioli da lanciare in faccia alle Parche, maltrattavo la tastiera del computer martellando caratteri dopo caratteri e, in qualche mese, avevo così messo insieme un discreto numero di prose. Prose a dirla tutta singolari, non per altezza d’ingegno o brillantezza, ma per la voracità con la quale le avevo scritte. Io sono stacanovista, perfezionista e ipercritico ma, per fortuna, solo nei miei confronti. Al contrario sarei già stato scagliato giù dalla rupe a mo’ di figlio deforme di uno spartano. Ebbene, più accumulavo righe, battute spazi-inclusi e debiti di gioco nei confronti delle associazioni promotrici delle iniziative, più mi sentivo il Martin Eden italiano del film con Martinelli (che a questo punto avrebbero dovuto chiamare Martin Elli). Di là da venire, all’orizzonte, c’erano due eventi che avrebbero preso la mia vita e l’avrebbero rigirata come un calzino sporco ma non mi importava né ero in grado di prevederlo. E quando giunsero, da formica diligente quale sono, ho continuato a scrivere nei pochi ritagli di tempo a me disponibili tra un corso accelerato di infermieristica e la drammatica arte di fare i conti con Thanatos.
– Sì, tutto molto bello, ma vuoi arrivare al punto? –
Chiedo scudo, avevo detto che sarei stato più conciso del solito ma, come Leonardo Da Vinci ci insegna nei suoi appunti: in ogni racconto c’è il rischio di perdersi nei dettagli. E i dettagli generano altri dettagli, cosicché diventa impossibile frenare la lingua senza le dovute precauzioni. Comunque, tornando al main topic, il titolo Tutte le mie sconfitte nasce da una semplice constatazione. Che non vincevo niente. O meglio, che il mio tasso di vittoria fosse stabile al dieci per cento circa. Questo vuol dire che di potenziali cento racconti solo dieci sarebbero stati considerati valevoli di figurare sulla bacheca scolastica impiastricciata di gomme da masticare della scuola superiore di Schiapparella in Salsa (tipico comune appenninico-alpino-marittimo della regione di Molabruzzo).
Questo dato, inutile dirlo, mi ha colpito. Prima di tutto nel portafoglio rappresentato da un maialino salvadanaio. Secondariamente, nell’orgoglio del laureato che disquisisce di spleen e ideale e poi viene sconfitto da Maruzzo il Ferrivendolo di Salsa in Schiapparella (tipico comune marittimo-alpino-appenninico della regione di Toscazio).
Mannaggia a me, la sto buttando di nuovo in caciara.
Ognuno dei trenta racconti che compongono il mosaico di Sciocche tutte queste congiunzioni rappresenta una sconfitta (anche nel caso in cui il racconto abbia effettivamente vinto qualche premio) personale nei confronti della chiusura del mercato editoriale e, peggio, nei confronti del pubblico dei lettori. Ciononostante, io di questi lavori sono fiero, nonostante facciano tutto quel che un editor ti sconsiglia di fare. Ci sono racconti in terza, seconda (avete capito bene) e prima persona. Ci sono racconti storici, orrorifici, misteriosi, esistenziali e apertamente sociali. Ci sono addirittura un par di parolacce, qualche sprazzo di violenza e il genuino desiderio di stampare a ferro e fuoco la megalomania di un’anima pur piccola e ritrosa. Alla fine, perdonate il regionalismo, me ne sbatto altamente dell’inconsistenza delle mie vittorie. Me ne sbatto (guai a chi ci vede dietro il me ne frego mussoliniano) dell’indifferenza che ricevono. Me ne sbatto di un par d’anni che sembrano stati pensati per togliermi la speranza nell’avvenire. Me ne sbatto perché, in ultima istanza, posso dire quel che voglio, fare quel che voglio (con le dovute proporzioni) e prova ne è questa raccolta figlia dei tempi tragici eppur fecondi, figlia di disgrazie ma non portatrice di sventure. Se anche questa nave dovesse naufragare avrei pronta la risposta: le sconfitte diventeranno monumenti all’intraprendenza, alla costanza e allo stramaledetto libero arbitrio. Il cemento in grado di spingere chiunque ad affrontare la salita, terminare la maratona e tagliare il traguardo con il volto sorridente, stanco, distrutto, sfigurato da sudore, rughe, indolenzimenti vari e un cerchio alla testa che … non esisteranno mai abbastanza dettagli per cancellare il pregio della resistenza attiva e della calma, stoica forza con cui plasmare il reale.

Tutte le mie sconfitte è diventato Sciocche tutte queste congiunzioni in virtù di un colpo del destino. Il secondo è il titolo dell’ultimo racconto, uno dei miei preferiti e al contempo uno di quelli che non sono riuscito a spedire. Non ha gareggiato, lo lascio in pasto a voi.
Di tutte queste prove rimangono trenta medaglie (tante ne ho gettate nel cestino), appuntatevele al petto sopra il pigiama.

Photo by DJ Johnson

8 risposte a “Ganimacro Ippa (cioè la mia vanagloria)”

  1. Congratulazioni Aureliano,
    un saluto 👋🏻 a Giovenale

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    1. Ti faccio rispondere da Aureliano che Giovenale è un tipo chiuso e un po’ orso (ma sotto sotto apprezza, sempre).
      Grazie! 🙂

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      1. Grazie Aureliano! 🙂
        Complimenti ancora, buona serata.

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      1. 👍🏻

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  2. Congratulazioni per la tua nuova fatica🥀👏🏻

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    1. Ti ringrazio per l’incoraggiamento! 🙂

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