Testo di Valentina Manca

In rotta verso Penelope

“O cara Penelope, mia musa ispiratrice, a te dedico questo racconto.  
Dopo aver combattuto i draghi interiori, attraversato tempeste, studiato le menti di personaggi oscuri faccio da te ritorno a casa . 
Strascichi di amarezza pervadono il mio cuore, ma allo stesso tempo sollievo per essermi liberata dalla  prigionia di fantasmi passati e da schemi mentali ormai a me poco affini. 
A te, che sei stata il mio faro nel buio di questi lunghi anni, dove forze oscure ci hanno portato lontane, ma mai le nostre anime si sono allontanate, resistendo nel tempo e nello spazio.”

Ulisse

Cari lettori, mi chiamo Valentina, per gli amici “Fox”. Ho sempre amato scrivere storie sulla mia vita fin da quando ero bambina, ma le custodivo gelosamente per me. Questa volta ho deciso di uscire allo scoperto. Questo racconto nasce da un gioco tra me e una cara amica, che non vedo ormai da anni. E ora che le nostre strade si incrociano di nuovo, ho deciso di mettere nero su bianco questa storia fantasiosa. Vi starete chiedendo perché io mi sia ispirata all’Odissea, chiedo umilmente perdono a Omero.
Tutto ebbe inizio nel Maggio del 2021, durante gli anni della terribile “peste” che colpì il mondo.  All’epoca mi trovavo bloccata in Italia. Ero tornata ormai da un anno da Londra dove avevo passato dodici anni della mia vita. L’ho sempre vista come la “città dei balocchi” un luogo dalle mille sfaccettature dove puoi sempre ricrearti, ma se non hai le idee ben chiare, puoi anche perderti. 
Sarò per sempre grata per gli anni trascorsi là, dove ho potuto aprire la mente, conoscere persone di ogni tipo e cultura, e stringere amicizie con persone speciali. 
Mi sono sentita spesso come un Camaleonte, ho dovuto cambiare colore per proteggermi e mimetizzarmi quando necessario.         
Devo ammettere che non è stato facile ma poi come tutte le cose ti abitui. Londra era diventata il mio “porto sicuro”. Quando sono andata via sentivo di aver terminato il mio percorso. Ero pronta per una nuova fase della mia vita. Ma in realtà non era cosi, Non so se è mai capitato anche a voi di avere la sensazione di dover chiudere dei cerchi. Sentivo dentro di me il bisogno di risolvere situazioni rimaste in sospeso.         
Alcuni vecchi compagni di viaggio mi attendevano all’arrivo. Tra danze e allegri banchetti, sembrava che nulla fosse cambiato. Ma sotto la superficie festosa si nascondeva una realtà che non volevo vedere. Mi sentivo cambiata come se quel luogo non mi appartenesse più.   
La scelta ormai era stata fatta e, armata di coraggio, compresi che avrei dovuto combattere con le unghie e con i denti. 
Ero sola nella ricerca della casa. Dovevo accontentarmi perché senza un contratto di lavoro, era difficile trovare un agenzia disposta ad affittarmi qualcosa in una zona decorosa di Londra. Finalmente trovai una stanza in affitto, in un appartamento situato in un angolo dimenticato da Dio, a est di Londra.    
Da qui iniziò la mia “Odissea”. Il paesaggio intorno a me era grigio, le strade popolate da personaggi alquanto grotteschi, ma con il cuore impavido mi addentrai nella mia nuova dimora. Venni accolta da due fanciulle pittoresche, svestite, intente a stirare tra il caos domestico. Bastò un colpo d’occhio per capire che la casa era lercia e maleodorante. Decisi di reagire.     
In una settimana lustrai la casa da cima a fondo: portai presto legge e ordine nel mio nuovo regno. Le fanciulle, sconfitte, abbandonarono il campo di battaglia. Presto mi resi conto che Londra, dopo la peste, era cambiata. Il tenore di vita era più costoso, ma i mestieri di certo non mancavano: c’era un’ampia scelta. Il fato mi condusse presso una locanda messicana. Da lì iniziò la lunga sfilza di mestieri inconcludenti. Le ore erano tante e sfiancanti. Un giorno, presa dalla disperazione, abbandonai per un’offerta all’apparenza più vantaggiosa.     
Arrivò la bella stagione. L’angusta camera della mia dimora era ardente, il sole batteva alto tutta la giornata. Dentro di me cresceva il desiderio di cercare una nuova sistemazione, in luoghi più signorili e decorosi.
Durante il mese di agosto, dopo canti e balli per celebrare il giorno della mia nascita, la mia anima iniziò a essere pervasa dal tormento. Mi resi conto che tutto ciò non aveva più senso e iniziai a domandarmi perché il fato mi avesse ricondotto proprio lì, nella mia “cara e vecchia Londra”, dopo che avevo giurato a me stessa che il mio percorso là fosse ormai concluso.
Ma in realtà non era così. Molto avevo ancora da risolvere e imparare dagli errori passati. Sentivo il bisogno di isolarmi, guardarmi dentro e comprendere il senso di quella scelta. Cominciai a trascorrere il mio tempo libero in compagnia di me stessa: sentivo il bisogno di immergermi nella natura e nella fede. Solo loro potevano comprendermi, accogliermi e dare sollievo alle mie pene. 
Ebbi occasione di visitare luoghi fiabeschi, mai visti nel lungo periodo trascorso in precedenza. Chilometri e chilometri percorsi con fare disinvolto. La fatica era minima, in confronto alla bellezza del creato che si prospettava al mio cospetto.   
Una quantità immensa di colori che, in tutta la mia vita, non avevo mai notato, troppo presa da inutili frivolezze. Nel frattempo persi alcuni vecchi compagni di viaggio per accogliere i nuovi. Ma d’altronde, le persone entrano ed escono dalla nostra vita senza preavviso: solo chi è destinato a rimanere, resiste.    
Un giorno, per caso, venni chiamata per un nuovo mestiere nella parte centrale di Londra. I denari erano allettanti, così decisi di cambiare dimora. Uno dei miei sogni, durante gli anni passati là, era abitare nella variopinta e allegra Notting Hill. Le mie preghiere vennero presto accolte dagli dei. Ebbi la fortuna di trovare casa proprio lì, nella famosa Portobello Road.
Passeggiare per quelle strade fiancheggiate da case colorate, rallegrate da buffi menestrelli, era una gioia. Amavo andare a Queen’s Park, in autunno, gli alberi si tingevano di meravigliose sfumature rossastre. Le mie giornate scorrevano all’apparenza spensierate, circondata dagli affetti più cari. Ma il mio tormento interiore non riusciva a placarsi. Sentivo che mancava qualcosa.         
Riguardo alla vita amorosa… stendiamo un velo pietoso. Il mio vero amore, sempre che esistesse, lì non c’era. Solo incontri sfuggenti e privi di senso. Anzi, guardando indietro, il senso è chiarissimo: il fato ti presenta la stessa lezione finché non l’hai imparata. Solo gli stolti non si accorgono dell’errore commesso e continuano a ripeterlo. Sono molto grata per aver ricevuto queste lezioni, che mi hanno permesso di comprendere  finalmente cosa vuol dire amare se stessi.  
Arrivati al mese di ottobre, erano passati cinque mesi dal mio ritorno. Non ero ancora convinta che la mia scelta fosse sbagliata. Con animo preoccupato incontrai un caro amico che mi propose un nuovo mestiere. Si rivelò un’oasi di pace. Personaggi affettuosi mi diedero il benvenuto in famiglia. Tutto era leggero e giocoso.
Ma, mossa da perenne insoddisfazione, venni attratta da un canto di sirene che mi portò in un mondo sconosciuto, dove la strega del luogo dalle ciocche dorate, voleva il trono tutto per sé. Visto ciò che mi era stato proposto di fare, non valeva la pena combattere. Decisi di abbandonare la sfida.   
Ormai stanca e delusa, trovai conforto nella mia luccicante Mayfair, a me non estranea, da sempre frequentata da personaggi illustri, meta prediletta di viaggiatori curiosi di quel mondo dorato a loro precluso. Venni attratta da un’offerta allettante, presentatami da un nuovo personaggio comparso nella mia vita per caso. Aveva acceso in me il desiderio di rivincita per qualcosa a cui avevo rinunciato anni fa. Ma purtroppo non era ciò che mi aspettavo.     
In quel preciso istante, mi svegliai da un lungo sonno: una nuova realtà si apriva ai miei occhi. Purtroppo, non era ancora il momento per me di brillare e mostrare al mondo la mia luce.
Durante la mia permanenza là, conobbi una fanciulla dai capelli rossi e dagli occhi verdi. Aveva un aspetto carismatico. Si diceva praticasse arti magiche. Non dimenticherò mai le sue parole: “Enjoy your life.”         Che significa: goditi la vita.     
Parole semplici, ma piene di significato. Quante volte viviamo… ma mai pienamente il momento? Pensiamo sempre al passato o al futuro. Ma il passato non possiamo cambiarlo e, pensando al futuro, non ci godiamo il presente. Solo stando nel momento possiamo vivere davvero.          
Si rivelò una guerriera coraggiosa, dall’animo nobile e gentile. Un giorno mi fece un regalo prezioso: una penna e un calamaio. Le promisi che avrei scritto qualcosa.
Ed eccola qua. 
Sapete come finisce la storia? Per ora non so ancora dirvelo. Nuovi mondi mi aspettano. Non vedo l’ora di scoprirli.  
Ma di una cosa sono certa: questo racconto era cominciato come una dedica, ma scrivendolo ho capito che Penelope, in fondo, sono io. E grazie a questo viaggio introspettivo, stavo tornando a me stessa.   
Spero di avervi strappato un sorriso, e vi ringrazio per avermi dedicato il vostro tempo. 

Dettagli

Photo by Benjamin Davies

3 risposte a “Valentina Manca – In rotta verso Penelope”

  1. Ho avuto dei brividi leggendo, veramente stupendo ♥️

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    1. Da lontano ho vissuto con te quel periodo ❤️

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  2. Davvero coinvolgente! Ricevi un pugno ma anche una carezza !!!

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