E se vi dicessi che Sciocche tutte queste congiunzioni sarà gratuito per i prossimi tre giorni? E se vi dicessi che … no, la notizia sta tutta qua in verità.
Quale migliore metodo per fregare il sistema se non quello di operare in maniera completamente antitetica? Vuole che puntiamo al profitto? E guarda un po’, io decido di regalarvi qualcosa senza chiedere nulla in cambio.
Scelta saggia!
Tanto le tasche di un giullare sono sempre bucate …

Photo by Diane Pilkington

P.S. qualche paio di mani lo afferrerà.

17 risposte a “Dalla finestra, figlio mio!”

  1. acchiappato ☺️ Per la verità mi son sentita un po’ un vermetto nel farlo: penso che il lavoro di un autore (bravo o brocco che sia) debba avere un costo per il lettore così come a lui è costato in termini di tempo ed energia, la considero una questione di rispetto 😉
    Salut, Aureliano 😊

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    1. ps: chi mi segue anche dal vecchio blog, sa che l’ho sempre sostenuto. 😁

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    2. Capisco quello che dici ma ti posso dispensare da ogni forma di identificazione verminea (vado a naso con questo termine). Così come ha avuto un costo di tempo, energia e moneta sonante, ha anche un obiettivo ancor più ambizioso: essere condiviso. Tra le due, scelgo con gran gioia la condivisione al profitto

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      1. l’avevo immaginato.
        “Lui” è in cima alla lista, giuro, spero di riuscire a iniziarlo domani, mancano ancora solo poche pagine a quel fiume che avevo già iniziato a navigare quando ho scaricato il Papi
        Torno, neh… ah sì sì che torno 😉

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      2. Che dire, mi fa un immenso piacere leggerlo. Onorato

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      3. Rieccomi per farti i doverosi complimenti per questa serie di racconti che, per lo più, scandagliano l’animo umano, la sua identità, la sua intimità, nell’affrontare ricordi, paure, rovelli, rassegnazioni, rimpianti o rimorsi, desideri, l’impertinente inconscio che bussa, la gestione dei rapporti umani (come nell’ultimo racconto) e ancora altro. Non è facile scrivere bene (e con tratti “poetici” ad addolcire) di queste tematiche.
        Diversi racconti mi han colpita per come son scritti e ciò che descrivono. Te ne cito solo qualcuno: Strane tutte, queste congiunzioni, L’intruso, Differita, Un re e un fa, Il verso del mare, Una stupidaggine di quel tipo. Di quest’ultimo mi ricorderò ancora per molto tempo il tavolo 11. Giuro.
        Confesso che qualcuno mi ha lasciata indifferente, ma questo è un problema mio: evidentemente non l’ho capito. In compenso molti altri mi han lasciato domande e questa – a mio vedere – è la cosa che dà valore aggiunto a un libro rendendolo indimenticabile.
        Ancora complimenti, Aureliano e perdonami il ritardo, ma dispiaceri di famiglia mi han allontanata da casa per diversi giorni.

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      4. Sono abituato a focalizzarmi sugli ingranaggi malfunzionanti prima di prestare attenzione a ciò che gira di comune accordo con il resto. Da autoproclamato giullare (benché sarebbe squisita una Scuola di Giullerìa) ciò che è storto mi intriga di più di ciò che è dritto. Tutto questo per dire che ti ringrazio soprattutto di aver ammesso l’indifferenza che ti hanno suscitato alcuni racconti. Mi spiego peggio. Di solito, quando si chiedono o si ricevono dei pareri, per non scontentare si rifilano giudizi abbastanza impersonali che collidono in uno sterile “tutto ‘bbello”. Ora, sono inutili a chi li scrive (che perde tempo) e a chi li legge (che perde tempo e un pizzico di sanità mentale). Ed è per questo che sapere che alcuni racconti ti hanno lasciata indifferente mi riempie di sereno orgoglio.
        Non vorrei per questo apparire solo come un sadico bastardo: accetto i tuoi complimenti e la tua analisi con sommo, ma che dico sommo, fastoso gaudio. Anche perché credo sia la prima volta che ricevo in maniera così tangibile un feedback da qualcuno che non ho attivamente sollecitato alla lettura. Doppia goduria, insomma.
        Se alcuni racconti ti hanno lasciato delle domande forse ti avranno fatto un effetto diverso rispetto a quello suscitato in un mio amico che, testualmente, mi ha detto “scrivi bene eh, ma non scrivi mai un finale”.
        Non solo il ritardo è perdonato e scusato, ma non servivano scuse. Mi auguro che la tempesta famigliare sia trascorsa.

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      5. Sei un Autore, mi hai regalato le tue fatiche, cos’altro potevo fare se non essere sincera?! 😉
        Ci fosse una scuola di Giulleria, sarei la seconda iscritta 😉
        I racconti senza finale sono tali solo per chi li considera tali… personalmente trovo stabiliscano un filo diretto tra lettore e storia, lo mettono alla prova più che coinvolgerlo soltanto. Ma va beh, io son fuori di melone di mio, per di più leggo da così tante lune che ormai sono solo alla ricerca dell’autore.
        🍀

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      6. Ringrazio sempre per tutto quanto non sia scontato, è una pessima pessima abitudine!
        L’idea di sfidare il lettore mi è sempre piaciuta. Anche perché, nella letteratura italiana, è un tema abbastanza ricorrente e “tradizionale”. Spesso è stato affrontato con la classica sicumera dei dotti rompipalle, ma a volte anche con un piglio un po’ più provocatorio e sanamente irriverente e/o didattico. Che dire, mi fa piacere sia trasparito!
        Meglio essere fuori di melone che altro. Soprattutto se abbinato con un po’ di prosciutto

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  2. Avatar Irene T. Lachesi
    Irene T. Lachesi

    Grazie per averlo reso disponibile! Non prometto una lettura a breve termine, ma grazie.

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    1. Sarà una promessa più … lungimirante allora! Giochi di parole a parte, ti ringrazio per averlo considerato!

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  3. Sto leggendo. Scrivi benissimo, mi piace il moltoil “Tu” che usi. continuo…il gabbiano col becco legato è un incubo per me

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    1. Ogni volta che qualcuno mi dice che sta leggendo qualcosa uscito dal mio pugno mi consegna un’emozione davvero indescrivibile. Ti ringrazio per il complimento in generale (spero di esserne all’altezza fino alla fine della lettura) ma anche per la sua specificità: adoro sperimentare con la seconda persona (nonostante qualunque editore lo sconsigli caldamente! Che dire, fattacci loro!)

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      1. Perchè lo sconsigliano?

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      2. Diciamo che è un “inside joke” delle realtà editoriali a detta di molti addetti ai lavori. E’ uno di quegli artifici che fanno cestinare subito l’opera per passare alla successiva. Solitamente questo giudizio negativo viene supportato da posizioni come: scelta troppo preziosa e pretenziosa, non adatta a un pubblico di massa, poco narrativa e quindi comunicativa, intrinsecamente difficile e troppo lontana dall’orizzonte d’attesa dei lettori.
        E pensare che io credevo che i lettori andassero proprio stimolati in tutti i modi possibili!

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      3. Siamo un po’ illusi…bisognerebbe smettere di comprare i lbri selezionati dalle grandi case editrici

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      4. Sono molto d’accordo. Ovviamente c’è bisogno di grandi distributori in una nazione come la nostra dove si legge sempre meno, ma è anche utile e interessante andare a scoprire l’operato dell’editoria più piccola e indipendente. Spesso è lì che si trovano delle perle che altrimenti sarebbero passate sottotraccia!

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