Il feuilleton è un genere letterario che trae le sue origini dalle pubblicazioni a puntate dei romanzi nel secondo Ottocento. Nel lessico specialistico così come nell’uso comune è considerato un sinonimo di romanzo d’appendice.

Alla fine del Settecento, secolo illuminista e razionalistico come pochi prima nella storia culturale dell’umanità, i giornali erano diventati una realtà piuttosto presente nel tessuto intellettuale dei paesi più avanzati del Vecchio Continente. Sebbene l’Inghilterra, allora Impero Britannico che si estendeva in mezzo globo terracqueo, godesse del primato e del privilegio di considerarsi la culla del giornalismo modernamente inteso, anche la Francia e l’Impero Asburgico giocavano le loro carte con discreta qualità. Le gazzette, a dirla tutta, hanno una storia ancor più antica e risalgono quantomeno ai bollettini emessi dalle corti signorili dei maggiori principati italiani del quattordicesimo secolo, ma non è questo il luogo per dilungarsi sull’argomento. Fatto sta che, in quel secolo di grandi narratori che fu il diciannovesimo, la proto-industria editoriale si legò a doppio filo alla vita-morte-e-miracoli di questo strumento principe della diffusione di idee, stili di vita e dibattiti intellettuali come utilitaristici: il giornale. Ogni rivista aveva il proprio scopo e le proprie penne, spesso dalla personalità pungente nonché caratteristica, e un bacino d’utenza specifico (quello che oggi chiameremmo target o pubblico di riferimento) eppure, verso la metà del secolo, le tirature crebbero a dismisura tanto da favorire le incursioni di quegli imprenditori che avevano naso per gli affari e occhio per le lettere. Ed è così che i periodici aumentarono le pagine e con esse le rubriche e all’aumentare delle rubriche si intrufolarono i primi racconti letterari che ben presto, per il loro carattere popolare e accattivante, divennero il fulcro di queste pubblicazioni di massa. Ai racconti singoli si sostituirono le narrazioni dal largo respiro (un esempio nostrano su tutti? I promessi sposi del caro Alessandro Manzoni) e a una prima titubanza nei confronti di queste storie capaci di raggiungere strati della popolazione prima irraggiungibili si affiancò il bollo impresso sulla pupilla del grande dollarone. Ad oggi, infatti, feuilleton è non solo sinonimo di racconto d’avventura, forse erede della tradizione picaresca, pieno zeppo di personaggi dalle vicende intricate e sentimentali, pathos, melodramma, distinzioni manichee e scioglimenti facili e volti a un lieto fine a tratti stucchevole e a tratti rasserenante, ma anche di letteratura di scarso valore. Insomma, di una mezza cialtronata prodotta più per vendere copie facilmente che non per fare della letteratura (ammesso che significhi qualcosa).
Vendevano? Tantissimo. Piacevano? Tantissimo? Erano tutti da buttare? Assolutamente no.
Ciononostante, delle ombre piuttosto sinistre si allungavano sul vialetto di casa quando un autore si sentiva costretto a modificare la propria storia affinché il racconto continuasse a piacere e a vendere. Tale pressione ha di sicuro influenzato la stesura di innumerevoli narrazioni, arrivando anche a stravolgere intere strutture narrative (un altro caso nostrano emblematico è quello della vicenda editoriale del Pinocchio di Collodi), ma, ai fini delle mie presenti parole schiccherate nel vuoto, poco importa ricostruire con acribia la storia del termine e della sua declinazione.
Perché, vi svelerò il misfatto, il punto è che voglio condividere su questo blog, che considero la mia personalissima rivista digitale, un racconto lungo alla maniera di un feuilleton. Per alcuni sarà scadente, per altri coinvolgente. Per alcuni sarà il segno della morte delle belle-lettere, per altri il simbolo di un giovane giullare che ce sta a’pprovà. Spero che queste pagine verranno frequentate con assiduità e che la sezione dei commenti si arricchisca di insulti, complimenti e suggerimenti. Tra le altre cose è anche un esperimento di carattere, come dire, sociologico (un modo garbato e paraculo per mettere le mani avanti in caso di fallimento). Conciòdetto, miei cari lettori, vi lascio alla lettura del Prologo cui seguiranno, due volte alla settimana, tutti i capitoli del racconto intitolato … Le lunghe parole.
Andasse male, tanto, sono pronto a diventare un coltivatore di carciofi. Ma che dico, un allevatore di carciofi!

Photo by Phil & Note Thanun

2 risposte a “Feuilleton”

  1. Wow… col fiato a rallentare lo spasmo dell’attesa della prossima puntata 😉

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    1. Mi fa davvero piacere, grazie del commento! Spero si mantenga interessante per tutta la sua durata!

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