Si è sempre detto, ma forse è nella nostra epoca storica che avverrà il miracolo. L’homo novus, questa figura sempre paventata, sempre lì-lì per apparire all’orizzonte come un messia vestito da cavaliere o un cavaliere da messia, sembra diventato realtà. Un nuovo tipo di essere umano, per farla breve. Un prodotto nuovo di zecca di questi ruggenti anni Venti (del resto siamo in clima di remake e reboot, con tutto quel che ne consegue). Un’anima nuova che si confronta con il mondo e le sue sfide in maniera totalmente diversa rispetto alle età precedenti della storia umana.
Pare che Internet sia ciò che il fuoco è stato per i primi sventurati a comprendere di non avere altri mezzi per sopravvivere se non usare quella noce rinsecchita e grigiastra che si erano ritrovati, tremenda maledizione!, nella calotta cranica. Chi è, dunque, il nostro Prometeo?

Lungi da me rispondere a questa ardua domanda. Io sono qui per lanciare quesiti al vento e non per consegnare risposte a mo’ di posta raccomandata. Bisogna quindi prendere atto del cambiamento in corso d’opera. Di una nuova “mutazione antropologica”, l’ennesima, avrebbe detto Pasolini. In maniera disincantata e priva di pregiudizi, sarebbe il caso di affrontarci e di fare un bilancio dei guadagni e delle perdite. Amiamo definire la nostra società “liquida”, ne decantiamo le lodi come se un liquido non fosse per l’appunto uno stato in cui la materia occupa tutto lo spazio che trova senza il minimo riguardo, come se questa omologazione fosse scontata, dovuta, necessaria. In questa provetta, che più assomiglia a una clessidra che viene capovolta in continuazione, annaspiamo alla ricerca di modelli pur rifiutando l’idea stessa di averne bisogno. Ma come, noi, tecnologici dominatori della Terra e dello Spazio, noi, colonizzatori e conquistatori della natura, noi, demiurghi capaci di plasmare la realtà a nostro piacimento, noi, creatori di spazi virtuali potenzialmente infiniti, mozzafiato e strabilianti, noi, polvere cosmica che si scopre divina, ineluttabile, formidabile, noi, sempre noi al centro di tutto, avremmo bisogno di figure guida? Di modelli? Di schemi valoriali comuni? Di imperativi etico-morali da seguire, questo sì in modo globalizzato, per non ricordare al creato che, sebbene iperconnessi e capaci di spedire spazzatura ai quattro angoli della Via Lattea, siamo pur sempre animali terrestri?
Sono domande retoriche, cari lettori. La risposta è ovvia. No, non ne abbiamo bisogno. Siamo sulla china dell’ottimizzazione. Festeggeremo, lanciando i cappelli al vento, quando ci faremo finalmente sostituire in tutto e per tutto. Lo ambisco, lo desidero. Così da diventare una di quelle belle creature di H. G. Wells ne La macchina del tempo. Eterei, bellissimi, spensierati, ingenui …

– Timor mortis, gracchia l’azienda farmaceutica alle prese con una sfida titanica: debellare la più antica nemica dell’umanità, la sua acerrima nemesi.
– Nevermore, risponde educatamente e con una certa esperienza nel campo della dizione il corvo di E. A. Poe.
Ci sono ottantatré strade migliori per completare il tuo percorso, eccone qui l’analisi dettagliata a tua completa disposizione, riflette l’IA del navigatore.
Nevermore.
– Sullo scaffale anche oggi i prodotti sono cambiati. È giunta la versione 11 dell’oggetto X, l’evoluzione 13 dell’applicazione Y, l’aggiornamento 27 del sistema operativo del cervello del tale che si è fatto inserire un chip nel cervello per muovere il mouse con la “forza del pensiero”. Sappiamo tutti che non è la forza del pensiero e che non è nemmeno spacciata come tale. Fatto sta che così appare. Appare. Centrale piccola parola chiave. È giunta la versione 12 dell’oggetto X, l’evoluzione 14 dell’applicazione Y, l’aggiornamento 28 del sistema operativo …
– Nevermore, il corvo s’alza in volo, migra su un altro ramo. Si sente depresso, ma gli passerà a breve. Non si può più nemmeno turbare la mente umana, pensa. Infestarla, influenzarla. Non esistono più le mezze stagioni.

Il piano è chiaro, cristallino come acqua piovana. Sconfiggere la morte diventando tristi e la lontananza isolandoci a distanza. Speriamo che il nostro Prometeo non venga scagliato giù dalla rupe con una saetta. Buon pro gli facciano le sue azioni che tanto ci hanno giovato.
Ci rimane una grande consolazione: anche senza di lui, anche senza aiuti, noi, anime nuove, anime liquide, siamo ottimizzati (anche se avrei preferito ottimisti).

P.S. E io che pensavo di riuscire a parlare dei Tre moschettieri, sarà per un’altra volta.
P.P.S. La confusione liquida si combatte con altra confusione. In realtà, non è vero. Ma l’idea di trasmettere così il nostro disorientamento mi aggradava assai.

È un piacere rivedervi.

Photo by Jr Korpa

3 risposte a “Anime nuove, anime liquide”

  1. Se l’evoluzione è da homo sapiens a homo stultus mi sa che qualcosa decisamente è andata storta!

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    1. Fossimo stati sia stultus che felix la cosa mi sarebbe comunque piaciuta!

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  2. In effetti è difficile incontrare un cretino infelice🤷🏻

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Scrivi una risposta a Aureliano Tempera Cancella risposta

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