Ai lettori, così come agli spettatori cinematografici, capita spesso di trovarsi di fronte a un personaggio dalla statura tanto intrigante da originare il desiderio che si trasformi da sagoma d’inchiostro, o pixel, in carne umana e ci mostri come essergli simile oppure, più umilmente, fratello o sorella. Ciò accade perché, catturati dalle parole, dai gesti e dai pensieri di questi eroi, ci sentiamo rinvigoriti e corroborati da un esempio che, apriti cielo, sembra ancora possibile, una condotta che, infine, pare realizzabile con la giusta dose d’impegno e perseveranza.
Sono emozioni fugaci e intenzioni coraggiose. Alla fine della lettura e al termine del film solitamente si rintanano in un cantuccio mentale in attesa che altro, una serie tv? una mostra museale?, li attiri fuori dalla tana come fa il pesce lanterna con le sue prede ignare.
Quindi: Cyrano de Bergerac.
Esistono tanti tipi di ignoranza. Tra i più comuni c’è quello che colpisce le persone che non sanno di non sapere. È una forma benigna di ignoranza, certo un po’ superficiale e degna di qualche risatina, ma a conti fatti ingenua e bonaria. Un altro tipo ancora, stavolta peggiore quanto è vero che esiste un agrume chiamato pomelo, è quello che affligge coloro i quali reputano di essere abbastanza colti e navigati da non essere più ignoranti. Io cado con tutte le scarpe, in ristrette circostanze capiamoci, nel secondo gruppo di ignoranti. Ebbene sì, ho scoperto con un ritardo spaventoso non solo che il Cyrano de Bergerac di Rostand è un’opera stupenda, ma che lo stesso protagonista dell’opera non è altro che un personaggio realmente esistito. Difatti, Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac è stato un drammaturgo, un filosofo, uno scrittore e un soldato francese vissuto tra il 1619 e il 1655. Se questa informazione non è in grado di attirare la vostra curiosità potrei aggiungere che, da grande pensatore quale pare che fosse, è anche annoverato tra i precursori del genere fantascientifico. Il nostro cugino francese, questo Ercole che morì giovane e in ristrettezze economiche a causa del suo temperamento e delle sue forti passioni, ha anticipato la struttura di romanzi celeberrimi come I viaggi di Gulliver di Swift e immaginato viaggi incredibili alla scoperta di civiltà impossibili in giro per il creato. Per coloro che hanno letto l’opera di Rostand, ignoro se gli adattamenti teatrali abbiano mantenuto questo dialogo, ciò non risulterà del tutto inaspettato. In una scena tra le più divertenti e importanti dell’opera, ossia quando Cyrano deve rallentare il Conte di Guiche per permettere a Rossana e Cristiano di sposarsi in tutta fretta, il protagonista, forte del favore delle tenebre, si lancia da un ramo atterrando vicino all’ignaro Conte simulando di essere appena caduto dalla luna. Ovviamente lo stupore del nuovo venuto è grande, ma a sorprendere noi, cittadini dello sfavillante XXI secolo, è il modo escogitato dal guascone per impedire che il matrimonio venga interrotto. Ebbene, comportandosi da visitatore spaziale, da alieno in sostanza, attira l’attenzione del Conte attraverso osservazioni al confine con la pazzia e conoscenze pseudoscientifiche comiche ma, in un certo senso, verosimili. Quando Cyrano si renderà conto di aver eseguito il compito alla perfezione svelerà la sua vera identità facendo trasalire il Conte e beffandolo con quell’arguzia che, per chi sa, tanto rovinerà lo stesso Cyrano in futuro. Una scelta densa di conseguenze che, nel clima secentesco dell’opera, sembra quasi formare un evento a-parte, un episodio spurio che mal combacia con il tenore delle azioni svolte fino a quel momento. Ma, pare suggerire sornione Rostand, Cyrano è fatto così: sorprende sempre, anche quando egli stesso diventa vittima delle sue sorprese. Superata la gustosa intromissione del fantascientifico la storia imbocca nuovamente il binario della tragedia di spirito, valore militare e amore fino all’epilogo in cui …
(Se Cyrano non poté terminare il suo ultimo pensiero, non saremo noi, qua, a lui immensamente inferiori, a completarlo).
Rostand, quindi, cercò di rimanere fedele al personaggio storico durante la stesura della sua opera, avvenuta nel 1897, in un clima culturale completamente diverso da quello in cui Hercule visse. Ciò significa che, al netto delle imprecisioni di cui l’autore si può essere reso colpevole e delle situazioni che ha infiocchettato e romanzato ad arte, Cyrano ha la pretesa di trascendere la sospensione dell’incredulità e di mostrarci un essere umano in carne e ossa. Potrebbe suonare banale, di biografie ne son state scritte a bizzeffe nel corso della storia, ma il caso qui è tutto particolare perché Cyrano rappresenta un tipo umano che pare estinto oggigiorno.
Intraprendete, avventato, fedele a se stesso di fronte alla vita e alla morte, dal cuore grande e capace di gesti magnanimi come di rinunce impietose, intelligente, colto, dotato di spirito umoristico e sempre in polemica con i potenti e i Grandi della terra. Un Individuo, una Persona, non lo schiavo di un pensiero ereditato altrove, bensì dotato di un codice identitario valido sempre, senza eccezioni. Si inginocchia cortesemente di fronte al valore, non innanzi al blasone. Ribatte colpo su colpo, pesta i piedi a chiunque gli faccia un torto ed è un inguaribile anarchico. È nato sotto un cielo libero e indipendente desidera rimanere. Non riconosce istituzioni superiori se non quelle che per merito gli si mostrano tali. Ama con il cuore e solo dopo con la mente. È un eroe, un titano. Un nemico del compromesso e della convenzione.
Per questo il suo destino è e sarà tragico, nella finzione letteraria come nella storia umana. Sei pressoché morto come uomo, Cyrano, ma sei vivo come personaggio. Di te non resterà solo il naso, sta’ tranquillo.
Photo by Fatih Kilic





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