José Saramago è uno scrittore portoghese noto per alcuni tra i romanzi più belli della storia letteraria del Novecento. Il Vangelo secondo Gesù Cristo, Cecità e Le intermittenze della morte sono opere straordinarie che non solo confermano l’incredibile abilità combinatoria dell’autore, ma anche il respiro ampio della sua ispirazione, il suo coraggio compositivo e l’acume delle sue riflessioni e osservazioni. Saramago, per questi e altri motivi, è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura, ma, se possibile, è stato anche altro. Un attivista politico, un profondo filosofo sui generis, un incredibile vegliardo e una persona dotata di una spiccata e ammirevole umiltà.
La soddisfazione che provoca una vittoria è esaltante. Più è grande la vittoria, più è intensa l’emozione provata. Fin qui, tutto nell’ordine delle cose. Ci sono degli individui che hanno la fortuna e la capacità di sommare successi sopra successi e in tal modo arricchiscono la bacheca dei loro trofei come una persona comune farebbe con i punti della spesa al supermercato. Alcuni, immaginando queste esistenze che sembrano cesellate per cingere sul capo l’alloro, sostengono che, come tutto, anche l’esaltazione dovuta al successo stanchi. Saturi. Abbia la capacità di riempire un contenitore dalle fattezze gigantesche. Gli occhi dei vincenti, o per meglio dire il loro sguardo e il loro savoir faire, denunciano una sicurezza ultraterrena, una sazietà che si colora di appagamento e, inspiegabilmente, di indifferenza. La loro forza, è innegabile, si trova anche in questa capacità di astrazione e di distanziamento dalle cose. Con i bagagli del cuore vuoti si viaggia più leggeri. Eppure, non tutti sono in grado di mantenere questa concentrazione e questa dedizione tanto a lungo. È umano, anzi umanissimo, abbassare la guardia e tornare sul piano dei comuni mortali, ricordare che, per quanto lunghe, la vita è composta dall’avvicendarsi di parentesi che hanno un inizio e una fine. Alcune parentesi saranno impreziosite dall’oro, altre dall’argento e dal bronzo fino ad arrivare a materiali che qui, forse, è meglio non nominare.
Saramago, nel suo libro L’ultimo quaderno, ci regala uno scorcio di quanto tutte queste possibili generalizzazioni siano di una sciocchezza disarmante. Compreso quanto ho affermato fino a questo momento. Ogni esistenza è a sé stante, benché irriducibilmente connessa a tutte le altre. Ogni anima, mi venga perdonato l’utilizzo di questo termine così poco specifico, ha una storia personale che trascende tutto quel che può accadere nella realtà esterna. Quel che io posso percepire come un affronto indimenticabile può essere visto da altri come uno scherzo da adolescenti in crisi ormonale. Viceversa, quel che io minimizzo in quanto beffa da due soldi, altri potrebbero somatizzarlo al punto da farne un tratto saliente della propria personalità. Ma cosa nasconde questo titolo enigmatico? Cos’è L’ultimo quaderno?
Saramago, negli ultimi anni della sua vita, ha deciso di aprire un blog su Internet e di chiamarlo Quaderno. In barba a chi sostiene che le persone oltre una certa soglia anagrafica non possono comprendere il mondo della tecnologia moderna, ecco questo scrittore quasi novantenne pluripremiato che ci insegna ancora una volta che le vie dell’esistenza sono pressoché infinite. Lo scopo dichiarato dell’autore era quello di dedicare parte delle sue riflessioni quotidiane alla scrittura di alcuni contributi che sarebbero apparsi, in via del tutto gratuita, su questo sito web. È un po’ come immaginare un campione del calibro di Cristiano Ronaldo, altro portoghese illustre mi verrebbe da aggiungere, a giocare in un campetto qualsiasi di provincia con un gruppo altrettanto casuale di persone. Per il gusto di farlo, per la passione che ha sempre animato le azioni di queste due figure tanto diverse e per certi versi così vicine.
I pensieri che appaiono tra le pagine di questo libro sono i più disparati: non c’è un vero criterio ordinatore dietro la loro scrittura. Figurano molti aneddoti e ricordi della lunga vita dell’autore, che spesso riguardano parti importanti della storia mondiale del Novecento, dei suoi protagonisti e delle ideologie che lo hanno attraversato, molte riflessioni estemporanee ispirate ora da un fatto di cronaca, ora da una nuova e interessante lettura, e, infine, delle semplici note in cui, con la semplicità di un bambino, l’autore mostra le sue emozioni candidamente, senza aver più bisogno di filtrarle per chissà quale forma di strano pudore che colpisce tutte le persone particolarmente riservate e riflessive.
Ogni contributo, ogni piccolo articolo, ogni frammento di vita esposto con tanta gioia e abilità da Saramago suscita una strana e benevola invidia nel lettore. Il testo testimonia una voglia di fare, una tensione, un anelito costante diretto verso la verità che non sembra essere stato scalfito dal trascorrere degli anni. Ogni lettura è accompagnata dalla stessa sensazione che si prova quando si riceve una cartolina da molto lontano e da parte di una persona insospettabile.
Un gran piacere misto a una specie di nostalgia struggente.
Sensazioni che ben si accordano con il termine “ultimo” del titolo.
Photo by Andrew Neel





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