Chi non muore si rivede, recita un vecchio proverbio popolare.
In questa gelida e ventosa notte di dicembre sono qui per annunciare che una nuova fatica poetica ha trovato la via della luce (e conseguentemente delle ombre che dietro di sé lascerà).
Sarò sintetico, anzi, laconico. Tanto da lasciare lo spazio riservato all’autore all’opera stessa, o meglio, a una sua costola, come novella Eva di un già anziano Adamo.

In barba a ogni principio di marketing esistente sul globo terraqueo, la poesia che sottoporrò alla vostra attenzione (e clemenza) è quella che preferisco di tutta la raccolta. Lo so, alcuni di voi potrebbero pensare che si tratti di una specie di indebito spoiler, una pugnalata a tradimento. Invece, spero proprio che sia il pungolo in grado di stimolare la vostra curiosità.
Detto tra noi (nel grande oceano aperto dell’Internet) è come sussurrarvi qualcosa di questo tenore: se questo è quanto di meglio ha da offrire … chissà come sarà il resto!
Avete tra le mani uno stuzzicadenti, trattatelo come gli conviene.
Oste, Versami un racconto!

I sassi del giardino

I.

Nel mio giardino c’erano i sassi,
i miei amici avevano i fiori.

Ero leggero per costituzione
loro robusti di molte passioni.

II.

Scorre il sangue nelle mie vene.
Sono sottili e come svolazzi
le imprimo su questa carta bianca.
È la mia unica musa nuda.

M’hanno insegnato a essere uomo
le parole dei miei genitori.
Adesso di loro poco ricordo.
Volevano che io tramandassi
il nostro costume d’essere umani.
Finirà con me il loro esempio.
Con me che li ho sempre affrontati.
Tali e quali a insetti di vetro
ronzano attorno a me, rompendosi.

III.

“Aspetta e componi, componi l’aria,
se non avrai aria, componi sangue,
senza sangue ti rimarrà la linfa,
linfa vitale da sacrificare
all’esistenza com’opera d’arte.”
Ascoltai le parole di quel saggio
scrittore di cose che non sapeva.
Era il mio unico amico.
Fece spallucce, mi lanciò una penna.
“Chiedere non ti farà migliorare,
sarai carne oppure sarai arte.”

E attesi che gli anni migliori
sfiorissero di tante primavere. 
Li descrivevo con poche parole
amandole d’un amore minore.
Un sentimento sincero il mio,
d’un uomo che solo si componeva.

Morto un saggio se ne fa un altro.
Piansi il giusto per non rovinare 
le pagine negli anni accumulate,
scarabocchi che non erano altro
che la mia anima di cartone 
in un ego ripiegato d’inchiostro.

IV.

La pila arrivò a superarmi
e mi feci minuscolo davanti
a me stesso inondato di fogli. 
Provai l’istinto di correre via,
ma il fiato che avevo in corpo
mi ricordò che non c’era mai stato.

Misi piede fuori dal mio forte
nel quale ormai vivevo da solo
e i colori dell’autunno inoltrato
vestirono a nozze tetti e case.

Così inciampai tra due crocchie castane.

Volevo aprire bocca e dire.

In quel momento non ero con me,
m’ero abbandonato sulla soglia
del giardino – di casa – della vita.

V.

Afferrai con coraggio mai sbocciato
la mia parte più bella – di carta.
La portai fuori alla luce del sole
per farla volare tra quelle due
trecce nocciola di fine estate.

VI.

Chissà se mi sta ancora aspettando.
Ho scritto la mia vita per lei.
Che pensiero assurdo, poco fa
nemmeno sapevo che esistesse.
Chissà se mi sta ancora aspettando.

Corro. Mi manca ancora il fiato.
I fogli si sparpagliano in giro.
È lei che mi vuole aiutare
a prenderli, a mettere ordine …

Che volto vedrò dopo la tempesta
di pagine ingiallite dal tempo?

So bene che non è fatto per questo
il mio corpo. Fremo, annaspo, tremo.

I sassi del giardino sono muti.


Versami un racconto è disponibile su Amazon, in versione e-book e cartacea. Ecco a voi il link. Costa più della legna da ardere, ma nel camino brucia che è una bellezza!


Photo by Annie Spratt
e … be’, Aureliano Tempera (per la prima volta).

4 risposte a “Versami un racconto”

    1. Un graditissimo ritorno anche nella sezione dei commenti!

      Piace a 1 persona

  1. publish an English version!!

    Piace a 2 people

    1. I’m not *that* good, you know. But i’ll try my best to do it!

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