Di cosa parliamo quando parliamo di parole?
È ciò che chiederebbe un sarcastico Raymond Carver di fronte a quelle storie narrate in prima persona che sfruttano lo stratagemma del narratore inaffidabile o inattendibile. Un narratore di tal fatta possiede delle caratteristiche peculiari: si mostra al lettore in tutte le sue apparenti idiosincrasie, non celando eventuali pregi e difetti, dimostra di avere una certa competenza o esperienza nel campo della materia trattata e, soprattutto, nel corso della narrazione, giunge più volte al punto di ribadire concetti già espressi rendendo tuttavia evidenti tante piccole manomissioni, ipocrisie, fraintendimenti e contraddizioni.
Cos’è a rendere una storia letta attraverso questa lente interessante?
Il progressivo disvelamento di una realtà che è diversa da come era stata inizialmente proposta. Le premesse, spesso contenute nelle prime pagine, vengono gradualmente messe in discussione fino a sottolineare una serie interminabile di strategie volte a camuffare e dissimulare i veri moventi che hanno mosso i personaggi all’azione. L’aspetto forse più affascinante di questa tecnica consiste nel giocare con le aspettative, le percezioni e le previsioni del lettore, il quale non ha mai la certezza di poter affermare che il narratore sia davvero in malafede, come a dire che c’è molto di inconscio nel suo presentare i fatti in modo parziale.
Ed è così che, non mimeticamente ma sicuramente in modo efficace, una storia è in grado di trasmettere la complessità che caratterizza la vita, le azioni, i pensieri e le relazioni di ogni essere umano.
Litigavano aspramente. Sembra piuttosto strano: si potrebbe pensare che Leonora si limitasse a un calmo disprezzo ed Edward a una contrizione lacrimosa. Niente affatto. Alle passioni e alla vergogna, in Edward s’accompagnava la veemente coscienza che finiva per costargli folli somme di denaro. Spero di non aver dato l’impressione, parlando dei suoi debiti, che fosse un libertino immorale. Non lo era; era un sentimentale, Edward. La servetta nel caso Kilsyte era graziosa, ma aveva un visino da funerale. Penso che quando la baciò, desiderasse più che altro consolarla. E se la ragazza avesse ceduto alle sue lusinghe, credo che l’avrebbe sistemata in un appartamentino a Portsmouth o a Winchester, e le sarebbe rimasto fedele per quattro o cinque anni. Ne era perfettamente capace.
Tra gli esperimenti letterari condotti sulla via dell’inattendibilità, bisogna sicuramente dar credito a quanti sostengono che un maestro del genere sia stato lo scrittore britannico Ford Madox Ford, definito anche per questo il romanziere per romanzieri.
Quale è la fabula del romanzo Il buon soldato, il cui titolo, inizialmente, sarebbe dovuto essere La storia più triste? È molto semplice e ridotta all’osso, benché l’opera superi di gran carriera le duecento pagine.
John Dowell è un uomo statunitense, originario di Filadelfia, che si è imposto il compito di narrare le vicende che hanno portato alla morte di sua moglie Florence e dell’amico Edward, ricostruendo inoltre i rapporti che le due coppie, al cui appello manca la moglie di Edward, Leonora, hanno intessuto nel corso di circa dieci anni di continua frequentazione. Ebbene, a voler tagliare con l’accetta la trama, si potrebbe affermare che tutto ruoti attorno alla figura di Edward: soldato esemplare, ingenuo e gentile amministratore feudale, indefesso lavoratore, filantropo fino all’eccesso, di bell’aspetto e un po’ farfallone. Egli, date le squisite qualità donategli dal Creato, a seguito delle incomprensioni e profonde incompatibilità con la moglie Leonora, si ritrova, suo malgrado, a ricoprire il ruolo del fedifrago impenitente e dell’adultero recidivo. In nuce, il motivo che spinge John a raccontare la storia è facilmente intuibile, Florence e Edward hanno avuto una storia d’amore mentre erano vicendevolmente sposati, la quale li porterà a togliersi la vita.
La fabula, quindi, non mostra particolari punti di interesse o, per meglio dire, nulla di nuovo sotto al sole. Eppure, quella che potrebbe ridursi all’ennesima narrazione ricamata attorno ai tradimenti extraconiugali, si trasforma in un puzzle le cui tessere sembrano cambiare forma mentre gli occhi procedono pagina dopo pagina nella lettura. Tutto ciò avviene grazie alla mirabile abilità compositiva di Ford che si dimostra vitalissima nell’intreccio, ossia nel modo in cui la fabula viene presentata, costruito attorno all’inattendibile testimonianza di John. Egli dà l’idea di tentare con tutto sé stesso di ricostruire fedelmente i fatti che hanno improntato la sua vita negli ultimi dieci anni, spreme stille d’inchiostro a non finire pur di descrivere antefatti, moventi, dubbi e condizioni psicologiche degli attori in scena; tuttavia, l’effetto concreto è quello di allontanarsi progressivamente dalla comoda menzogna per giungere, inaspettatamente, alla verità.
E quando i nodi tornano al pettine, John, che fino a quel momento è stato capace di attrarre a sé le simpatie e la compassione del lettore, viene illuminato da una luce diversa che ne mette in mostra delle zone d’ombra prima insospettabili.
Invece di tanti piani elaborati, penso che agli occhi di Dio sarebbe stato molto meglio se avessero cercato di strapparsi gli occhi a vicenda. Ma erano persone “perbene”.
Edward e Leonora sono una coppia tipicamente atipica.
L’uomo è l’erede di una mentalità aristocratica che stona negli anni del primo Novecento, una forma mentis ancora caratterizzata dalla prodigalità, la liberalità e da una miscela contraddittoria di freddezza formale e di quell’ingenuità sentimentale che ne fomenta gli slanci improvvisi e totalizzanti.
La donna è invece la figlia mediana di una casata che ha perso tutto fuorché il blasone e che pare destinata alla prossima estinzione. Tuttavia, Leonora è colta, raffinata, algida e incute quel rispetto che spesso passa sotto il nome di timore reverenziale. A giudicare dalle parole di John è anche una signora affascinante e dal portamento maestoso.
Il loro è un matrimonio combinato dalle famiglie, ciononostante dalle loro qualità potrebbe anche scaturire del vero amore. Sembrano, a conti fatti, legni simili incontrati per caso nel vasto oceano dopo il naufragio di due navi agli estremi del globo.
Quel che potrebbe essere, non è. La freddezza e il calore che i due coniugi sono in grado di dimostrare l’uno all’altra si perdono sempre nel loro contrario. L’affetto riguardoso di Edward non passa al setaccio dello sguardo indagatore di Leonora, così come le tante accortezze di lei vengono sminuite o rifiutate inconsapevolmente dal consorte. Là dove entrambi cercano un terreno comune, là dove si impegnano, in mancanza di terra fertile, per plasmarne di nuovo, ecco che si instaura il regno del gelo, del sospetto e del rancore. Sono condannati dal destino, in modo beffardo, a farsi del male nel modo più insolito possibile: tentando sempre di farsi del bene. Del resto, a quanto si dice, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni.
Nella corte di questo regno diviso nella sala del trono, con la naturalezza del vento primaverile che soffia tra le imposte socchiuse per la prima volta dopo il lungo inverno, si insinuano, di volta in volta, capricci, persone e casualità che porteranno al tragico epilogo della storia.
La società deve andare avanti, immagino, e può sussistere solo se fioriscono individui normali, virtuosi e lievemente ipocriti, mentre le persone appassionate, coraggiose e troppo sincere sono condannate al suicidio e alla follia.
È stato affermato che il libro affronta principalmente il tema del tradimento coniugale. Ebbene, si confronta con un tipo di tradimento la cui critica è tradizionalmente prevista dalla società. Sottilmente, per mano di John, Madox Ford svela un’ulteriore aspetto del proprio romanzo: una decostruzione sotterranea dei valori proposti come modelli da seguire.
Perché il titolo dell’opera sarebbe dovuto La storia più triste? Perché si propone di dar voce alle innumerevoli trappole che si nascondono sotto il fogliame delle convenzioni sociali.
Per quale motivo due individui incompatibili dovrebbero mantenere le apparenze di un’unione perfetta e incontaminata? Secondo quale legge naturale dovrebbero reprimere i propri desideri e le proprie inclinazioni, tra l’altro senza l’assicurazione di ottenere alcunché in cambio? Si tratta dunque di questo, di cedere alle tentazioni dello status quo e alla riproduzione della piramide sociale?
Dove finiscono quelli che un tempo venivano chiamati alti sentimenti? Dove l’ardore, il coraggio, la temerarietà, la passione?
Sulla punta del rasoio con il quale Edward, tragicamente consapevole di essere ingabbiato nel suo ruolo, si taglierà la gola.
Dettagli
Photo by Illia Plakhuta
Tutte le citazioni sono tratte da Il buon soldato, F. Madox Ford, Feltrinelli, 1960, Milano.





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