C’è ansia nell’aria e c’è eccitazione. Le si respira come una nube funesta. C’è anche un sentore d’altro: una nota di noce moscata, un pugno di mirtilli disidratati, il gusto sapido e boffice di un asse di legno di acacia invecchiato nel brandy e non viceversa. Sì, insomma, c’è tanto in quest’aria, in questa stanza, in questo spicchio di fuso orario in cui la Città Eterna si è vestita con i suoi abiti migliori: arancioni, autunnali, crepuscolari ma non oscuri.
Aureliano Tempera (d’ora in poi AT): Signore? Si sente bene?
– Capitano sempre a me quelli lunatici e allampanati. Proprio lui dovevo intervistare di nuovo? Dopo tutto questo tempo? Pensa Aureliano, pensa. Già ci sono troppi punti interrogativi nei tuoi pensieri e un buon giornalista sa quanto deleteri siano per la scorrevolezza sapiente di un testo! –
Gianmarco Papi (d’ora in poi GP): Guardi che la sento, borbottare non le sarà d’aiuto. Sono a qualche centimetro dal suo naso e dal suo registratore portatile.
AT: Che noi abitanti del ventunesimo secolo chiamiamo smartphone, tuttalpiù telefono.
[N.d.I. Lo scrittore si è nuovamente perso nei propri pensieri in seguito alla mia sagace
osservazione.]
GP: Ha ragione, mi perdoni. Mi ero ripromesso di essere sincero, squisitamente sincero, durante questa intervista. Quindi, prego. Ricominci pure e mi perdoni ancora.
AT: Bene, sì. Ricominciamo. Come si sente? No, non da così indietro. Ehm. Lei ha recentemente pubblicato un nuovo libro, è corretto?
GP: Corretto.
AT: E il libro in questione si chiama Il vicolo delle carte.
[N.d.I. Ho mostrato la copertina a favore di camera. Se solo ce ne fosse stata una presente!]
GP: Corretto ancora una volta.
AT: È sarcasmo quello che noto nel suo tono?
GP: Non mi permetterei mai. Siamo vecchie conoscenze, del resto.
AT: Dove è finito il proposito di essere sinceri?
[N.d.I. L’attesa si è prolungata per un intervallo imprecisabile di tempo]
GP: …era sarcasmo.
AT: Bene, possiamo procedere. Lei ha pubblicato un nuovo libro ma, lasci un po’ di libertà di manovra a una sua vecchia conoscenza, cosa dovrebbe spingere i lettori non solo a leggerlo ma, addirittura, ad acquistarlo? Come è noto, le sue opere precedenti non hanno esattamente vinto lo Strega.
GP: Noto, le piace questa parola. Comunque, le potrei dare un’infinità di risposte retoriche. Per fare bella figura, intendiamoci. Soverchiamente per attirare possibili acquirenti e, Dio non ce ne scampi, investitori. Soverchiamente le è piaciuto? Fa molto intellettuale da salotto, non è vero?
AT: Si attenga alle mie domande, per favore.
GP: Certo, è ragionevole. Quindi, perché leggere questa storia? Perché è diversa da tutte le altre.
[N.d.I. Lo scrittore ha generato un silenzio talmente imbarazzato con questa risposta da farmi accapponare la pelle per il disagio.]
AT: Non c’è altro? Divora vocabolari a colazione e non ha altro da aggiungere?
GP: Se le dicessi che ci troviamo di fronte a una storia tratta dalla materia viscerale che compone la mia vita, da un grumo di emozioni e sentimenti esplosi in modo inatteso e da una follia compositiva che di rado è stata in grado di trascinarmi così lontano dalla mia ragione assetata di controllo, sarebbe più contento?
AT: Sarebbe una risposta migliore della precedente.
GP: Che lei dovrebbe rimaneggiare affinché risulti appetibile a un pubblico generalista o quantomeno che non le faccia arrivare delle scoppole dal suo capo-redattore.
AT: Noto…
[N.d.I. Ci siamo ritrovati costretti a interrompere l’intervista per il sopraggiungere di un incidente imprevisto.]
GP: Non avevo mai interrotto un’intervista perché qualcuno si era morso la lingua con tanta foga.
AT: Non so di cosa stia parlando. Vedo in lei una certa acredine, prima sconosciuta.
GP: Immagino sia il sapore della schiettezza.
AT: Quali altre confessioni dirette da mutilare vuole concedermi oggi?
GP: Faccia di me quel che vuole, è lei l’intervistatore e il nostro tempo assieme non può che coincidere.
AT: Pensa di cavare un ragno dal buco con questo modo di fare? Con questa posa da stoico sprezzante?
GP: Penso che, qualora questa storia facesse un tonfo nell’acqua come una stupida palla di cannone, dovrei considerarmi uno scrittore fallito, un soldo bucato. Questo perché, per buona pace di ciò che ho pubblicato negli anni, questo racconto è quanto di migliore io abbia mai creato. Creato, sì, come quando si utilizza l’argilla, il pongo o la plastilina. E, soprattutto, come quando questa materia prima la si ottiene sezionando il proprio corpo con un bisturi con l’aspirazione di diventare un taglierino o un’accetta.
AT: Quindi reputa i suoi lavori precedenti inferiori? È giunto al picco, all’opera della sua consacrazione?
GP: È sarcasmo quello che noto nel suo tono?
AT: Si figuri, continui pure.
GP: No, non sono inferiori. Sono solo diversi in quanto figli di una persona che, nel frattempo, è cambiata umanamente e professionalmente. Sono quanto di migliore potevo offrire nel passato. Il vicolo delle carte è quanto di migliore posso offrire nel presente.
AT: Il che vuol dire tutto e niente.
GP: Non sono d’accordo. È invece di una precisione lancinante, quasi dolorosa, questa osservazione. La storia che abbiamo adesso tra le mani scotta come una vergogna inconfessata e piacevole. Brucia come il sentimento di chi non può ammettere di trovarsi a proprio agio in una discarica. Soffoca e annienta quanto di pavido, scialbo e grigio è presente nella vita, nella mia vita.
AT: È quindi un’opera di rottura, anticonformista, underground?
GP: Niente di tutto ciò. È solo un distillato di coraggio inchiostrato. È un grido ben modulato, vestito a puntino per il giorno della festa. È, forse, una bomba a orologeria il cui timer è stato programmato a occhi bendati dal proprio artificiere.
AT: Lei finge di essere schietto e chiaro. Lei si nasconde, come al solito, dietro un mucchio di figure retoriche concettose.
GP: Lei ha ragione e anche torto. Perché ho detto tutto e ho detto niente. Ma del coraggio… sì, quella cosa sul coraggio salviamola. È un libro coraggioso, scritto da un uomo vigliacco.
AT: Ha il potenziale per diventare un titolo. Sì, Un libro coraggioso, scritto da un uomo vigliacco. Finalmente ha imparato una cosa o due sulla pubblicità.
GP: O forse sugli epitaffi.
[N.d.I. Ridiamo entrambi. Si suppone per motivi diversi.]
Il libro è già pre-ordinabile su Amazon. Se lo stile di scrittura di questo giullare vi intriga e volete leggere quanto ha partorito la sua mente di recente… be’, non resta che dargli una chance!
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Photo by FÍA YANG
Il mio nuovo libro in uscita il 31 Ottobre: Il vicolo delle carte.





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