Il mondo della letteratura contemporanea non si può esaurire solo discutendo di case editrici tradizionali, indipendenti e self-publishing. Né tantomeno può consumare tutte le cartucce dibattendo dei libri più letti, degli scandali più o meno rilevanti che riguardano i rispettivi autori oppure dell’annosa questione che dipingerebbe un aumento vertiginoso degli scrittori a fronte di un inabissamento dei lettori. Non sono temi irrilevanti, tutt’altro, ma esistono problematiche e considerazioni che vi si annidano sotto, come le creature misteriose che popolano gli abissi oceanici.

Citazioni significative

La diffusione della lettura negli ultimi sessant’anni offre indicazioni contrastanti. Tra il 1965 e il 2010, anche grazie all’innalzamento del livello di istruzione della popolazione, la quota di persone di 11 anni e più che aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno è cresciuta dal 16,6 al 46,5%, diminuendo in seguito fino a stabilizzarsi intorno al 40%, con una differenza di genere di oltre 11 punti percentuali avantaggio delle donne.1

In Italia nel 2025 sono cresciute del 4% le persone tra i 15 e i 74 anni che si dichiarano lettrici e lettori (almeno un libro letto anche in parte negli ultimi dodici mesi, compresi e-book e audiolibri), raggiugendo i 33,9 milioni: sono adesso il 76% della popolazione, contro il 73% dell’anno precedente. La crescita riguarda tutte le fasce d’età: tra i 15-17 anni i lettori sono cresciuti del 5% nell’ultimo anno e sono adesso l’89% della popolazione, nella fascia 18-34 anni sono cresciuti del 2% e sono ora l’82%, nella fascia 35-54 anni sono cresciuti del 3% e sono ora il 79%, nella fascia 55-74 anni sono cresciuti del 2% e sono ora il 68%.2

Guardando ai numeri, la maggior parte del pubblico rientra nella categoria dei cosiddetti lettori deboli. Il 42,8% di chi si dedica alla carta stampata o al formato digitale nel tempo libero, infatti, si ferma a un massimo di tre libri all’anno.
I lettori forti, capaci di finire tra i 13 e i 30 volumi in dodici mesi, rappresentano circa il 10% della popolazione. I fortissimi, ovvero chi supera la considerevole soglia dei 30 testi annui, sono appena il 3,2%.
Le statistiche confermano che le donne sono molto più assidue nella pratica. Le lettrici forti e fortissime raggiungono rispettivamente il 10,6% e il 3,7%, superando agilmente i coetanei maschi. Questi ultimi si concentrano maggiormente nella fascia di lettura più bassa, con il 47,3% che legge da uno a tre libri all’anno.3

Utili e profitto

Ci si rivolge a ogni prodotto letterario, che sia un fumetto o un’antologia poetica, una raccolta di racconti o un romanzo, con il termine libro. È comodo, certo, e sicuramente non errato. Tuttavia, a lungo andare, atrofizza la capacità di distinguere i generi letterari a cui le varie storie o riflessioni fanno capo. Un romanzo non è un racconto, un fumetto a puntate non è un graphic novel, un poema non è un sonetto. Potrebbe sembrare un argomento del tutto secondario nella fruizione di un’opera, come a dire che si tratti di una questione da addetti ai lavori e poco più, così sottile da risultare fastidiosa, simile alla zanzara che impedisce di prender sonno d’estate. Ciononostante, le idee che ogni singolo individuo possiede dei diversi generi letterari ne influenzano le letture, con grandi conseguenze non solo sul suo bagaglio culturale e sul peso che gli scaffali dei mobili casalinghi dovranno sostenere, ma anche, per i più pragmatici e attenti all’aspetto economico, sugli indirizzi che il mercato seguirà pur di ottimizzare e incrementare gli utili e il profitto.

Sonno genetico

Un esempio piuttosto evidente può fornire una traccia inequivocabile: quanto spazio viene dedicato alla poesia all’interno delle librerie? Se non si tratta di esercizi specializzati la risposta è semplice: poco, specie considerando la sovrabbondanza della prosa. Questo vuol dire che non vengono scritti più versi? Che mancano i libri di poesia da vendere? Che non esistono opere poetiche di valore, tra quelle antiche e quelle moderne, in grado di soddisfare l’esigente palato del consumatore postmoderno? Pare scontato affermare di no.
Perché allora l’offerta è così striminzita? Perché, a conti fatti, lo stesso discorso vale per la domanda. Ma allora perché è così esigua la domanda? Non per la supposta ignoranza dilagante – sebbene possa giocare un ruolo in quest’equazione – ma per la percezione che del genere-poesia ha il cittadino medio, comune. Percezione che non si è formata nel vuoto, come se un’idea innata si fosse destata dal suo sonno genetico in modo casuale, ma è stata plasmata dall’ambiente, dalla cultura, dalla famiglia, dalla scuola, dai mezzi di comunicazione di massa.
Senza entrare eccessivamente nel dettaglio di questa trasformazione epocale – che può non sembrar tale, ma per millenni la poesia è stata di gran lunga più influente, apprezzata e presente della prosa – si può offrire al ragionamento un semplice spunto: il mattoncino POESIA del nostro immaginario collettivo, cioè tutto il sistema di idee, aspettative e desideri che a essa correliamo, influenza sia la nostra postura di lettori di fronte a dei versi, ma anche la loro presenza o meno sugli scaffali delle librerie e nelle tote bag che con un certo orgoglio vengono sbandierate in ogni dove, magari con la faccia di Dante stampata sopra.

Colpa di un mercato inesistente o quasi, che vale oggi secondo i dati dell’Associazione Italiana Editori appena il 6% del totale dei libri pubblicati per, scrive Nielsen, un venduto complessivo di mezzo milione di copie. Se le stime parlano di circa tre milioni di poeti nel nostro paese, si comprende che i versi si scrivono più di quanto si leggono. Un problema culturale, certo, ma anche un dato che testimonia come la poesia sia e resti «una necessità profonda», dice all’Espresso uno dei massimi autori viventi, Milo De Angelis, «qualcosa che parla alla nostra sete»4

Scissioni e vantaggi

La poesia viene dunque scritta in quantità, ma è poco letta. Si sente anche dire dai poeti stessi, parlo di chiunque scrive versi e non di chi ne ha fatto necessariamente una professione, – ma ciò ha valore esclusivamente aneddotico, quindi non vale ai fini della discussione – che la loro attività di scrittura sia scissa da quella della lettura. Ossia, anche chi scrive poesia non legge poesia.
Le domande fioccano spontanee a questo punto: sembra rispondere a un’esigenza profonda, eppure viene parzialmente ignorata anche da chi, a questa pulsione, sembra sensibile. Se ne ha sete, ma si è ritrosi nei suoi confronti. Un’ipotesi è che si possa temere ciò che la poesia è in grado di mostrare, portare e riportare alla luce. Affrontarla è questione di coraggio e di abitudine e così come le abitudini si plasmano nel tempo, il coraggio si può raccogliere. Apprezzare dei versi non corrisponde al capirli – in pieno stile studio mnemotecnico accademico – e nella loro fruizione la noia ha davvero poco posto.
Ma quali sarebbero gli effetti positivi della lettura di poesie sulla vita degli individui?

La poesia5:

– stimola entrambi gli emisferi del cervello, il destro e il sinistro. Consente di approfondire – e a volte di formare in toto – sia l’intelligenza emotiva, sia la creatività, poiché aiuterebbe a verbalizzare ed esplicitare ciò che di solito passa sotto etichette indistinte e, pertanto, poco utili e dirimenti al fine dell’introiezione profonda di concetti, idee, emozioni e sentimenti.

– stimola l’introspezione ed è collegata all’intuizione. Inoltre, gli schemi metrici vengono riconosciuti dal cervello con una velocità sorprendente e ciò si lega anche al piacere estetico e intellettuale che possono generare.  

– stimola il meccanismo della ricompensa primaria, cioè quel sistema che si occupa di attribuire nessi causali tra lo stimolo e la risposta, in vista del raggiungimento di un dato obiettivo.

– tende a soddisfare il bisogno di ordinare e organizzare gli elementi del mondo sensibile in un complesso organico e leggibile.

L’obiettivo del qui presente articolo non è spingere qualcuno in una determinata direzione, bensì rendere un pizzico più consapevoli le scelte che si possono fare con la libertà parziale che ci è data dalla vita moderna.

  1. https://www.istat.it/produzione-editoriale/cultura-svago/ ↩︎
  2. https://www.aie.it/Cosafacciamo/Studiericerche/Approfondimento.aspx?IDUNI=kzftjsazzjc1w5u0tma5efpi5431&MDId=17800&Skeda=MODIF105-10885-2025.12.4 ↩︎
  3. https://www.orizzontescuola.it/lettura-in-italia-il-428-si-ferma-a-tre-libri-lanno-trionfa-la-narrativa-italiana-481-seguita-da-gialli-e-noir-306/ ↩︎
  4. https://lespresso.it/c/idee/2017/1/1/litalia-il-paese-con-tre-milioni-di-poeti/19340 ↩︎
  5. https://lamenteemeravigliosa.it/effetti-della-poesia-sul-cervello/ ↩︎

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